Immagina di essere al bar, in treno o semplicemente a passeggio. Ti guardi intorno e vedi decine di persone con i loro occhiali da sole o da vista. Tutto normale, vero? Forse no. Alcuni di quegli occhiali, dall'aspetto del tutto comune, potrebbero nascondere una tecnologia in grado di scattare foto e registrare video della scena, e quindi anche di te, senza che tu te ne accorga. Un pensiero che a molti, giustamente, mette a disagio.
Da quando i colossi della tecnologia come Meta (in collaborazione con Ray-Ban e Luxottica) e Snap hanno lanciato i loro modelli di "smart glasses", il confine tra accessorio di moda e strumento di sorveglianza si è fatto incredibilmente sottile. Ed è proprio per rispondere a questa crescente preoccupazione che nasce un'idea tanto semplice quanto geniale: un'app che ci avverte se siamo nel raggio d'azione di questi occhi indiscreti.
Un radar per la privacy tascabile: ecco Nearby Glasses
L'idea arriva da Yves Jeanrenaud, uno sviluppatore e sociologo svizzero che ha deciso di mettere le sue competenze al servizio di chi tiene alla propria privacy. Ha creato Nearby Glasses, un'applicazione gratuita per smartphone Android (ma ha annunciato che una versione per iOS è in lavorazione) che agisce come un vero e proprio "rilevatore" di occhiali intelligenti.
Come funziona? In modo molto astuto. L'app non ha bisogno di accedere alla fotocamera o al microfono del tuo telefono. Sfrutta semplicemente il Bluetooth, la stessa tecnologia che usiamo per connettere cuffie e smartwatch. Ogni dispositivo Bluetooth, per farsi riconoscere, emette costantemente dei piccoli pacchetti di dati, una sorta di "carta d'identità" digitale. Jeanrenaud ha programmato la sua app per andare a caccia delle "firme" specifiche associate ai produttori di occhiali smart più noti, come Meta, Luxottica e Snap. Quando Nearby Glasses rileva uno di questi segnali nelle vicinanze, invia una notifica sul tuo telefono con un messaggio del tipo: "Occhiali smart probabilmente nelle vicinanze".
L'app non ti dirà chi esattamente sta indossando gli occhiali, né la sua posizione precisa, ma ti darà una consapevolezza fondamentale. All'aperto, il raggio di rilevamento è di circa 10-15 metri, mentre al chiuso o tra la folla si riduce a 3-10 metri. Abbastanza per permetterti, se lo desideri, di allontanarti o semplicemente di prestare più attenzione a chi ti sta intorno. Come ha dichiarato lo stesso Jeanrenaud al sito 404 Media, la sua creazione è "un piccolo esempio di resistenza contro la tecnologia di sorveglianza".
Perché dovremmo preoccuparci? Il rischio va oltre una semplice foto
Qualcuno potrebbe pensare: "Che male c'è? La gente scatta foto e fa video in pubblico da sempre con gli smartphone". La differenza, però, è sostanziale. Usare un telefono è un'azione palese, mentre la registrazione tramite occhiali è praticamente invisibile e subdola. Questo apre scenari inquietanti, come dimostrato da vari episodi e ricerche.
Un caso emblematico è quello di due studenti dell'Università di Harvard che, già nel 2024, hanno dimostrato quanto sia facile superare il limite. Hanno collegato un paio di occhiali di Meta a un software di intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale. Il risultato? Sono riusciti a ottenere informazioni sensibili sulle persone riprese, come nomi, numeri di telefono e persino indirizzi di casa, semplicemente incrociando i dati con database pubblici.
Meta, per ora, ha dichiarato di non voler integrare il riconoscimento facciale nei suoi occhiali per questioni etiche, ma recenti indiscrezioni suggeriscono che ci stia ripensando per i modelli futuri. La preoccupazione non è solo teorica: ci sono state segnalazioni di persone che hanno usato questi dispositivi per filmare altri senza consenso in situazioni delicate, come all'interno di saloni per massaggi o per approcciare donne in modo molesto.
La tecnologia come soluzione a un problema creato dalla tecnologia
È interessante notare come Jeanrenaud stesso sia consapevole dei limiti della sua app. Ha ammesso che possono verificarsi dei "falsi positivi". Ad esempio, l'app potrebbe rilevare un visore per la realtà virtuale Meta Quest e scambiarlo per un paio di occhiali, dato che il produttore è lo stesso. Tuttavia, è molto più facile notare qualcuno con un ingombrante visore in testa piuttosto che un paio di Ray-Ban apparentemente normali.
L'autore ha anche sottolineato di non voler promuovere il "tecnosoluzionismo", ovvero l'idea che a ogni problema creato dalla tecnologia si possa rispondere con altra tecnologia. Nearby Glasses non è una soluzione definitiva, ma uno strumento per aumentare la consapevolezza e stimolare un dibattito.
- Cosa puoi fare tu? Se l'idea di essere registrato a tua insaputa ti preoccupa, scaricare un'app come Nearby Glasses (disponibile su Google Play Store e GitHub) è un primo passo.
- Cosa fanno le aziende? I produttori come Meta hanno implementato delle misure di sicurezza, come un piccolo LED che si accende sugli occhiali durante la registrazione. Tuttavia, questo segnale luminoso è spesso troppo discreto per essere notato e, secondo alcune segnalazioni, può essere disattivato da terze parti.
Conclusione: Riconquistare il nostro spazio personale
L'avvento degli occhiali smart ci pone di fronte a una nuova sfida per la convivenza civile e il diritto alla privacy. Se da un lato offrono funzionalità innovative e futuristiche, dall'altro rischiano di trasformare ogni interazione pubblica in un potenziale set di registrazione. Iniziative come quella di Yves Jeanrenaud sono preziose perché ci ricordano che non dobbiamo essere spettatori passivi di fronte all'avanzata tecnologica. Usare strumenti come Nearby Glasses non significa essere paranoici, ma semplicemente esercitare un sano diritto alla consapevolezza e alla difesa del nostro spazio personale. In un mondo sempre più "connesso", forse è proprio la possibilità di "disconnettersi" dalla sorveglianza altrui il vero lusso a cui dovremmo aspirare.
