Scossone ai vertici di xAI: metà del team fondatore lascia la nave
Sembra che in casa xAI, l'ambiziosa startup di intelligenza artificiale di Elon Musk, le acque siano tutt'altro che calme. Nel giro di pochissimi giorni, l'azienda ha visto l'addio di due figure chiave: Yuhai (Tony) Wu e, a stretto giro, Jimmy Ba, entrambi co-fondatori. Queste due uscite, annunciate con messaggi cordiali su X (ex Twitter), portano il totale dei fondatori che hanno lasciato il progetto a sei, esattamente la metà del team originale di dodici menti brillanti che avevano dato il via all'impresa nel 2023. Un vero e proprio esodo che solleva non pochi interrogativi sul futuro della società e sulla sua capacità di competere con giganti come OpenAI e Google.
L'emorragia di talenti non è un fenomeno recente. Già nel 2024, Kyle Kosic aveva salutato per accasarsi proprio in OpenAI. A questo addio sono seguiti, nel corso del tempo, quelli di Christian Szegedy (a febbraio 2025), Igor Babuschkin (che ha fondato una propria società di venture capital) e, più di recente, Greg Yang, ritiratosi a gennaio 2026 per motivi di salute. Ora, le partenze quasi simultanee di Wu, che guidava il team di ricerca sul ragionamento, e di Ba, figura centrale nello sviluppo dei modelli Grok, rappresentano un colpo significativo.
La versione di Musk: una "normale evoluzione"
Di fronte a questa fuga di cervelli, Elon Musk ha rotto il silenzio con un post su X, cercando di minimizzare l'accaduto. Secondo il magnate, si tratterebbe di una "riorganizzazione" interna, necessaria per migliorare la velocità di esecuzione dell'azienda. "Man mano che un'azienda cresce, soprattutto con la rapidità di xAI, la struttura deve evolversi, proprio come qualsiasi organismo vivente", ha scritto Musk. "Questo, purtroppo, ha richiesto la separazione da alcune persone. Auguriamo loro il meglio per le future attività ". Ha poi aggiunto che l'azienda sta assumendo "in modo massiccio", nel tentativo di rassicurare investitori e mercato.
Tuttavia, dietro la versione ufficiale, sembrano celarsi motivazioni più complesse. Secondo il Financial Times, l'addio di Jimmy Ba sarebbe il risultato di forti tensioni all'interno del team tecnico, pressato dalle continue richieste di migliorare le prestazioni del modello di intelligenza artificiale Grok per tenere il passo dei competitor.
Voci dall'interno: carichi di lavoro "folli" e dubbi sulla fusione
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci sono le testimonianze di altri ex dipendenti. Vahid Kazemi, un ricercatore che ha lasciato l'azienda poco prima dell'annuncio della fusione con SpaceX, ha parlato senza mezzi termini di ritmi di lavoro insostenibili. In un'intervista alla NBC News, ha dichiarato di aver lavorato circa 12 ore al giorno, festività e fine settimana inclusi. "In sostanza, ti rubano tutto il tempo", ha affermato.
Kazemi ha anche definito "noioso" il fatto che molti laboratori di IA stiano ormai facendo le stesse cose, suggerendo una certa disillusione verso la direzione presa dal settore. Ma il punto più critico sollevato da Kazemi riguarda proprio la recente, gigantesca fusione con SpaceX. "Molte persone hanno semplicemente capito che non sarà un'azienda ad alta crescita come pensavano", ha spiegato. "Un piccolo laboratorio di intelligenza artificiale crescerà molto più rapidamente di un'azienda spaziale da mille miliardi di dollari".
Una fusione spaziale da 1.250 miliardi di dollari
Agli inizi di febbraio, infatti, Musk ha annunciato un'operazione che ha lasciato molti a bocca aperta: la fusione tra xAI e SpaceX, creando un colosso dal valore stimato di 1.250 miliardi di dollari. L'obiettivo dichiarato è tanto ambizioso quanto visionario: lanciare data center nello Spazio per alimentare le future intelligenze artificiali, sfruttando l'energia solare, e persino colonizzare la Luna entro i prossimi 10 anni. Questa mossa, secondo Musk, è l'unica soluzione per soddisfare l'enorme fabbisogno energetico richiesto dall'IA senza gravare sull'ambiente terrestre.
Durante una riunione interna, il cui video è stato poi pubblicato su X, il CEO ha anche delineato la nuova architettura societaria, che sarà suddivisa in quattro macro-aree:
- Grok Main e Voice: dedicata al modello principale e alle iniziative vocali.
- Coding: focalizzata sui modelli di programmazione e sull'infrastruttura.
- Imagine: per la creazione di immagini e video.
- Macrohard: un team dal nome ironico (un cenno a Microsoft) che si occuperà di automatizzare le operazioni interne dell'azienda.
Questa fusione, se da un lato apre a scenari fantascientifici, dall'altro potrebbe aver contribuito ad accelerare l'uscita di chi, forse, preferiva un ambiente da startup più agile e focalizzato esclusivamente sull'IA, piuttosto che essere parte di un conglomerato aerospaziale.
Le sfide future: Grok sotto esame e la stabilità da ritrovare
Le partenze eccellenti arrivano in un momento delicato per xAI. Il suo chatbot di punta, Grok, è finito sotto i riflettori per questioni legate alla moderazione dei contenuti. In particolare, è stato accusato di aver permesso la creazione di immagini sessualmente esplicite non consensuali, un problema che ha portato a indagini in diverse giurisdizioni e persino all'intervento della Commissione Europea. Nonostante le turbolenze, l'azienda si prepara a una quotazione in borsa (IPO) prevista entro l'estate del 2026, ma l'instabilità del team dirigenziale rappresenta un serio campanello d'allarme per gli investitori. La capacità di Musk di trattenere i talenti chiave sarà cruciale per competere in un mercato sempre più affollato e agguerrito.
Conclusione: un bivio cruciale per il sogno IA di Musk
Ci troviamo di fronte a un momento decisivo per xAI. Da un lato, c'è la visione grandiosa e quasi messianica di Elon Musk, che punta a estendere "la luce della conoscenza fino alle stelle" fondendo l'intelligenza artificiale con l'esplorazione spaziale. Dall'altro, c'è la dura realtà di una startup che perde i suoi pezzi più pregiati, forse schiacciata da ritmi insostenibili, pressioni interne e una fusione che, per alcuni, ha snaturato la missione originale. La riorganizzazione annunciata da Musk sarà sufficiente a invertire la rotta? O siamo di fronte ai primi scricchiolii di un progetto tanto ambizioso quanto, forse, troppo accentrato sulla figura del suo controverso fondatore? Le prossime mosse, e soprattutto la capacità di attrarre e trattenere nuovi talenti, ci diranno se il "sole senziente" di Musk riuscirà a sorgere o se rimarrà un'affascinante utopia.
