Amici lettori, tenetevi forte perché la "nuvola" sopra le nostre teste digitali rischia di diventare un po' più pesante e, soprattutto, più costosa. Avete presente quello spazio virtuale, comodo e spesso gratuito, dove salviamo le foto delle vacanze, i documenti di lavoro e i ricordi di una vita? Ebbene, il Governo ha deciso di applicarci sopra un nuovo prelievo, già ribattezzato da tutti la "tassa sul cloud". Una novità che sta facendo parecchio rumore e che ha scatenato la reazione durissima di chi, con il digitale, ci lavora ogni giorno.
Le due principali associazioni del settore, AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) e Assintel (l'associazione delle imprese ICT di Confcommercio), hanno espresso tutto il loro "sconcerto" e sono pronte a dare battaglia, valutando persino un ricorso legale. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire bene cosa sta succedendo, perché questa novità ci tocca tutti da vicino, molto più di quanto potremmo pensare.
Cos'è questa Tassa sul Cloud e Perché Nasce?
Tutto nasce da un decreto firmato dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che estende il cosiddetto "compenso per copia privata" anche agli spazi di archiviazione online. Di cosa si tratta? Il compenso per copia privata è una sorta di "tassa" che già paghiamo, spesso senza saperlo, quando acquistiamo dispositivi dotati di memoria come smartphone, PC, hard disk e chiavette USB. L'idea di fondo è che, siccome questi strumenti potrebbero essere usati per fare copie di opere protette da diritto d'autore (film, musica, etc.), è giusto riconoscere un compenso forfettario agli autori e agli editori, gestito e distribuito principalmente dalla SIAE.
Finora, questo prelievo era una tantum, cioè si pagava una sola volta al momento dell'acquisto del dispositivo. La vera, grande e controversa novità del decreto è che per il cloud storage il prelievo diventa periodico e ricorrente. In pratica, si trasforma in un costo mensile calcolato per ogni gigabyte di spazio a disposizione dell'utente, con un tetto massimo fissato a 2,40 euro al mese per account. Questo significa un potenziale costo aggiuntivo di quasi 30 euro all'anno per ogni nostro abbonamento cloud.
La Protesta delle Imprese: "Una Misura Incoerente e Dannosa"
Appena la notizia si è diffusa, la reazione del mondo digitale non si è fatta attendere. AIIP e Assintel sono state chiarissime: questa misura è un controsenso. In un momento storico in cui si parla tanto di sovranità digitale, di supportare il cloud nazionale ed europeo e di spingere sulla digitalizzazione, introdurre un nuovo balzello su un'infrastruttura così fondamentale è, secondo loro, un autogol.
Le critiche sollevate dalle associazioni sono precise e circostanziate:
- Rischio di doppia imposizione: Molti utenti pagheranno due volte. La prima volta quando comprano lo smartphone o il PC (già soggetti a "equo compenso"), e una seconda volta, ogni mese, per salvare su cloud gli stessi file (magari le foto scattate con quello smartphone).
- Penalizzazione per le imprese italiane: Il provvedimento, secondo le associazioni, rischia di danneggiare soprattutto le piccole e medie imprese ICT italiane, avvantaggiando i colossi internazionali (le cosiddette Big Tech) che potrebbero essere più difficili da raggiungere con i meccanismi di prelievo.
- Applicazione indiscriminata: La "tassa" colpirebbe tutti, anche chi usa il cloud per scopi puramente professionali o personali che non hanno nulla a che fare con la copia di opere protette. Pensiamo alle aziende che usano lo storage per backup, dati di sensori, sistemi di videosorveglianza o documenti amministrativi.
- Freno all'innovazione: Invece di incentivare l'adozione di tecnologie digitali, si introducono nuovi costi che potrebbero scoraggiare imprese e professionisti dall'investire nel cloud, un settore strategico per la competitività del Paese.
"È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti", ha dichiarato senza mezzi termini Paola Generali, presidente di Assintel. Le fa eco Giuliano Claudio Peritore, presidente di AIIP, che sottolinea come questo prelievo rischi di trasformarsi in "un freno agli investimenti digitali italiani".
Cosa Succederà Ora? La Richiesta di un Tavolo Tecnico
Di fronte a un provvedimento che, a detta loro, è stato approvato senza un adeguato confronto, AIIP e Assintel non solo stanno valutando un ricorso legale per tutelare le imprese, ma hanno anche chiesto con urgenza al Ministro della Cultura di aprire un tavolo tecnico. L'obiettivo è sedersi a discutere con tutte le categorie coinvolte per trovare soluzioni più equilibrate e sensate, che non penalizzino un settore così vitale per l'economia italiana.
Le associazioni chiedono, tra le altre cose, di escludere chiaramente i servizi cloud per clienti business, di prevenire le doppie tassazioni e di semplificare gli adempimenti burocratici, che peserebbero soprattutto sulle spalle delle PMI.
Conclusione: Un Passo Avanti per il Diritto d'Autore o un Passo Indietro per il Digitale?
Dal mio punto di vista, la questione è estremamente delicata. Da un lato, è comprensibile l'esigenza di aggiornare le normative sul diritto d'autore all'era digitale, dove la fruizione di contenuti è dematerializzata. La SIAE e altre associazioni del settore culturale, infatti, hanno accolto positivamente il decreto. Dall'altro lato, però, il modo in cui è stata concepita questa "tassa sul cloud" sembra ignorare completamente le dinamiche reali del mercato e l'importanza strategica dell'infrastruttura cloud per la crescita del Paese.
Colpire a pioggia, trasformando un prelievo una tantum in un costo fisso mensile e senza distinguere tra l'archivio delle foto di famiglia e la copia illegale di un film, appare una soluzione semplicistica e potenzialmente molto dannosa. Si rischia di creare un precedente pericoloso, di aumentare i costi per tutti (perché è inevitabile che i provider, alla fine, ribaltino i costi sugli utenti finali) e, paradossalmente, di svantaggiare proprio quegli operatori nazionali che si vorrebbe promuovere. La speranza è che l'appello delle associazioni venga ascoltato e che si possa trovare un compromesso intelligente, capace di tutelare il diritto d'autore senza però mettere i bastoni tra le ruote alla transizione digitale dell'Italia.
