Una vera e propria scossa nel mondo di internet. L'AGCOM, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha calato la sua scure su uno dei giganti della tecnologia: Cloudflare. La sanzione è di quelle che fanno rumore: oltre 14 milioni di euro. Il motivo? Secondo l'autorità italiana, la società americana non avrebbe rispettato un ordine che le imponeva di bloccare l'accesso a migliaia di siti che diffondevano illegalmente contenuti protetti dal diritto d'autore. Una decisione che segna un punto di svolta nell'applicazione della nuova e discussa legge antipirateria.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa è successo, chi sono i protagonisti e, soprattutto, cosa significa tutto questo per noi che navighiamo in rete ogni giorno.
La Contesa: Un Ordine Ignorato e la Piattaforma Piracy Shield
Tutto nasce da un provvedimento dell'AGCOM (la delibera n. 49/25/Cons del 18 febbraio 2025) che ordinava a Cloudflare, in quanto fornitore di servizi essenziali per il funzionamento di moltissimi siti web, di agire. Nello specifico, le era stato chiesto di "provvedere alla disabilitazione della risoluzione DNS dei nomi di dominio e dell'instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati" dai titolari dei diritti. In parole povere, doveva impedire che, usando i suoi servizi, gli utenti potessero raggiungere quei siti che trasmettevano illegalmente, ad esempio, le partite di calcio.
Queste segnalazioni avvengono tramite una piattaforma specifica, chiamata Piracy Shield. Questo "scudo anti-pirateria", attivo da febbraio 2024, è stato creato proprio in attuazione della legge 93/2023 per rendere più rapido ed efficace il blocco dei contenuti illegali, specialmente durante gli eventi in diretta. L'AGCOM ha però constatato che, nonostante l'ordine, Cloudflare "ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l'utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti". Questa persistente "inottemperanza" ha portato alla maxi-multa deliberata il 29 dicembre 2025.
Chi è Cloudflare e Perché è Così Importante?
Per capire la portata della notizia, è fondamentale sapere chi è Cloudflare. Non si tratta di un semplice sito web, ma di un colosso che fornisce un'infrastruttura critica per una fetta enorme di internet. Offre servizi come:
- CDN (Content Delivery Network): per velocizzare il caricamento dei siti distribuendo i contenuti su server in tutto il mondo.
- Sicurezza: proteggendo i siti da attacchi informatici come i DDoS.
- DNS Pubblici: uno dei sistemi più veloci e utilizzati al mondo per "tradurre" i nomi dei siti (es. www.miosito.it) in indirizzi IP numerici che i computer possono capire.
Proprio per questo suo ruolo centrale, l'AGCOM ritiene che la collaborazione di Cloudflare sia indispensabile. Secondo l'Autorità , "una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco [...] utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate". In pratica, molti siti pirata si "nascondono" dietro i servizi di Cloudflare per mascherare la loro vera ubicazione e resistere ai blocchi.
La Difesa di Cloudflare e il Voto Contrario
Dal canto suo, Cloudflare ha sempre rivendicato un ruolo di intermediario neutrale, sostenendo che le richieste dell'AGCOM fossero tecnicamente complesse, sproporzionate e potenzialmente dannose per la stabilità di internet. La società ha espresso preoccupazione per il rischio di "overblocking", ovvero la possibilità che, nel tentativo di bloccare un indirizzo IP pirata, si finisca per rendere inaccessibili anche centinaia o migliaia di siti e servizi perfettamente legittimi che condividono lo stesso indirizzo.
È interessante notare che la decisione dell'AGCOM non è stata unanime. La commissaria Elisa Giomi ha espresso il suo voto contrario alla sanzione. Questo dissenso interno all'Autorità evidenzia come il tema sia complesso e le soluzioni adottate non siano universalmente condivise, anche tra gli addetti ai lavori.
Una Sanzione Calcolata sul Fatturato Globale
La multa da oltre 14 milioni di euro non è una cifra casuale. La legge antipirateria prevede sanzioni fino al 2% del fatturato dell'azienda inadempiente. L'AGCOM ha scelto di applicare una sanzione pari all'1% del fatturato globale di Cloudflare, un segnale forte per dimostrare che le nuove norme vanno prese sul serio da tutti gli attori del web, a prescindere da dove abbiano la loro sede legale.
Dall'introduzione di Piracy Shield, sono stati bloccati oltre 65.000 nomi di dominio (FQDN) e circa 14.000 indirizzi IP, a testimonianza dell'intensificarsi della lotta alla pirateria digitale in Italia.
Conclusione: Un Equilibrio Difficile
Questa vicenda segna senza dubbio un momento storico nella regolamentazione di internet in Italia e non solo. Da un lato, c'è la sacrosanta esigenza di proteggere il diritto d'autore e il valore economico di prodotti come le opere cinematografiche o gli eventi sportivi. Dall'altro, emerge la preoccupazione per un approccio che, secondo alcuni, potrebbe ledere la libertà della rete e causare "danni collaterali" a siti innocenti. La multa a Cloudflare è un messaggio chiaro: per l'AGCOM, la neutralità tecnica non può diventare un alibi per agevolare, anche indirettamente, attività illecite. Ora la palla passa a Cloudflare, che dovrà decidere se adeguarsi o continuare una battaglia legale che si preannuncia complessa e piena di implicazioni per il futuro di internet. Una cosa è certa: il rapporto tra chi crea le regole e chi costruisce l'infrastruttura della rete è più teso che mai, e trovare il giusto equilibrio tra legalità e libertà sarà la vera sfida dei prossimi anni.
