Ciak, si gira. E questa volta non è per un film qualsiasi. Sono iniziate ufficialmente in Veneto le riprese di "Se Domani Non Torno", l'attesa pellicola che racconterà la storia di Giulia Cecchettin, la giovane studentessa il cui femminicidio nel novembre 2023 ha scosso le coscienze di un'intera nazione. Ma attenzione, non aspettatevi la solita trasposizione cinematografica di un fatto di cronaca nera. L'intento, dichiarato a gran voce dalla produzione, è molto più alto e necessario: trasformare un dolore privato in un messaggio universale di consapevolezza e cambiamento.
Un Titolo che è un Manifesto
Il titolo stesso, "Se Domani Non Torno", è una dichiarazione d'intenti. Riprende i versi potenti della poesia dell'architetta peruviana Cristina Torres Cáceres, diventati un vero e proprio inno contro la violenza sulle donne e urlati nelle piazze dalla sorella di Giulia, Elena, e da migliaia di persone. Quelle parole, "Se domani tocca a me, voglio essere l'ultima", sono il cuore pulsante di un progetto che nasce con l'urgenza di andare oltre il clamore mediatico per scavare in profondità , nelle radici culturali della violenza di genere.
Ispirato dal Coraggio di un Padre
La pellicola è liberamente ispirata al libro "Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia", scritto dal padre Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso e pubblicato da Rizzoli. Un libro che, come ha spiegato lo stesso Gino, vuole essere uno strumento per aiutare chi si trova in situazioni simili e per stimolare una riflessione profonda sulla cultura patriarcale. Il film, quindi, si pone in continuità con questo percorso, portando sul grande schermo gli intenti del libro e della Fondazione Giulia Cecchettin, creata proprio per prevenire e contrastare la violenza. L'obiettivo è chiaro: usare il linguaggio potente e trasversale del cinema per parlare a tutti, ma soprattutto ai più giovani.
Un Team di Talenti al Servizio della Storia
A guidare questo delicato progetto c'è la regista Paola Randi (già apprezzata per "Tito e gli alieni" e "Beata te"), che ha curato anche la sceneggiatura a quattro mani con Lisa Nur Sultan. La loro sensibilità sarà fondamentale per restituire il "contesto emotivo di una famiglia e trasformare questa storia in un'azione di risveglio contro ogni violenza", come ha dichiarato la stessa regista. Il cast scelto è di prim'ordine e promette interpretazioni intense:
- Filippo Timi, uno degli attori più carismatici del nostro cinema, presterà il volto a Gino Cecchettin.
- La giovane Sabrina Martina avrà il compito difficile ma fondamentale di interpretare Giulia.
- Tecla Bossi sarà Elena, la sorella coraggiosa che ha dato voce al dolore di tutti.
- Tommaso Allione interpreterà il fratello Davide.
Le riprese si svolgeranno interamente in Veneto, tra cui il centro storico di Padova, i luoghi della vita di Giulia, per ancorare la narrazione alla realtà da cui tutto è partito.
Oltre la Cronaca, un Messaggio Civile
Guglielmo Marchetti, CEO di Notorious Pictures, che produce il film in collaborazione con Mediaset e Sky, ha sottolineato con forza la natura del progetto: "Siamo convinti che il cinema possa essere uno strumento di impatto sociale. Il film Se Domani Non Torno vuole superare la cronaca e farsi veicolo di un messaggio civile, accessibile e necessario". La produzione ha ringraziato Gino Cecchettin e la sua famiglia per la fiducia, ribadendo la volontà di trasformare questa testimonianza in "un'opera collettiva che parli ai giovani, alle scuole, alla società tutta". Non si tratta, quindi, di spettacolarizzare il dolore, ma di generare consapevolezza e contribuire a un cambiamento reale.
L'uscita nelle sale è già fissata per il 5 novembre 2026, una data simbolica che cadrà a tre anni esatti dalla tragedia, per mantenere viva la memoria e rafforzare il messaggio del film.
Conclusione: Un Film di Cui Abbiamo Bisogno
In un mondo in cui le notizie corrono veloci e spesso vengono consumate senza una vera riflessione, un'operazione come "Se Domani Non Torno" assume un valore inestimabile. L'approccio scelto, quello di allontanarsi dalla cronaca per abbracciare una narrazione più intima, emotiva e sociale, è forse l'unico modo possibile per onorare davvero la memoria di Giulia. Non si tratta solo di ricordare una vittima, ma di comprendere le dinamiche che portano a un femminicidio, di interrogarsi sulle nostre responsabilità collettive e, soprattutto, di fornire strumenti, spunti e speranza alle nuove generazioni. Questo film non sarà , e non vuole essere, un film facile. Sarà un pugno nello stomaco, probabilmente, ma di quei pugni che servono a svegliarsi. E oggi, più che mai, abbiamo un disperato bisogno di essere svegli.
