Robot Umanoidi: Sogno Tecnologico o Incubo per la Sicurezza? Il Caso Figure AI in Tribunale

Scoppia una bomba nel mondo della robotica: Robert Gruendel, ex ingegnere di Figure AI, ha fatto causa all'azienda, sostenendo che i suoi robot umanoidi siano un pericolo mortale. L'accusa parla di pressioni per accelerare lo sviluppo a discapito della sicurezza, in un'azienda valutata 39 miliardi di dollari e sostenuta da giganti come Microsoft e Nvidia. Scopriamo insieme tutti i dettagli di una vicenda che sembra uscita da un film di fantascienza.
La notizia

Amici del blog, tenetevi forte perché la notizia di oggi ha dell'incredibile e ci proietta direttamente in uno di quegli scenari che, fino a ieri, pensavamo appartenere solo ai film di Isaac Asimov. Parliamo di Figure AI, la startup californiana che sta facendo sognare (o tremare, a questo punto) il mondo con i suoi robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale. Ebbene, questa azienda, che vanta tra i suoi investitori colossi come Nvidia, Microsoft e persino Jeff Bezos, è finita al centro di una bufera legale che potrebbe riscrivere le regole dello sviluppo tecnologico. Un suo ex ingegnere, esperto di sicurezza, ha deciso di vuotare il sacco, denunciando una realtà a dir poco allarmante.

"Potrebbero fratturare un cranio umano": L'accusa shock dell'insider

Il protagonista di questa vicenda è Robert Gruendel, ex ingegnere capo della sicurezza di prodotto per Figure AI. Non uno qualunque, ma un professionista con oltre vent'anni di esperienza nel campo. Gruendel ha intentato una causa federale contro la sua ex azienda, sostenendo di essere stato licenziato per aver sollevato preoccupazioni gravissime sulla sicurezza dei robot. L'accusa più pesante, riportata dalla CNBC e che sta facendo il giro del mondo, è da far accapponare la pelle: i robot di Figure AI "sono abbastanza potenti da fratturare un cranio umano". Un'affermazione che trasforma l'immagine amichevole di questi automi in qualcosa di decisamente più sinistro.

Ma non si tratta di semplici supposizioni. A sostegno delle sue tesi, Gruendel ha citato un episodio specifico e inquietante avvenuto durante i test. Uno dei robot, a seguito di un malfunzionamento, avrebbe sferrato un colpo così potente da incidere un taglio di circa 6 millimetri (un quarto di pollice) nella porta d'acciaio di un frigorifero, mancando di poco un dipendente. Immaginate la stessa forza applicata, anche per errore, su una persona. I test condotti da Gruendel, infatti, avrebbero rivelato che l'impatto generato dai robot era "venti volte superiore alla soglia del dolore" e più del doppio della forza necessaria a fratturare un cranio umano adulto.

Crescita Esponenziale e Sicurezza Messa da Parte?

Il quadro dipinto da Gruendel è quello di un'azienda accecata dalla fretta di arrivare sul mercato e di non deludere le aspettative dei suoi facoltosi investitori. Secondo la denuncia, le sue preoccupazioni per la sicurezza sarebbero state liquidate dai vertici, tra cui il CEO Brett Adcock e l'ingegnere capo Kyle Edelberg, come semplici "ostacoli" e non come obblighi imprescindibili. L'ex dipendente sostiene che la dirigenza avrebbe intenzionalmente evitato di rallentare lo sviluppo per non creare dubbi e incertezze, mettendo a tacere sul nascere ogni dibattito interno sulla sicurezza.

Questa causa arriva in un momento d'oro per Figure AI. Solo due mesi fa, l'azienda ha raggiunto una valutazione stratosferica di 39 miliardi di dollari, ben 15 volte superiore a quella di inizio 2024. Un successo finanziario che, secondo l'accusa, avrebbe spinto l'azienda a seguire il suo motto "Move Fast & Be Technically Fearless" (Muoviti in fretta e non avere paura della tecnica), forse un po' troppo alla lettera. Gruendel afferma persino che una "roadmap per la sicurezza", da lui presentata agli investitori e che aveva contribuito a convincerli, sarebbe stata "svuotata" e ridimensionata subito dopo la chiusura del round di finanziamento.

La Difesa di Figure AI: "Licenziato per Scarso Rendimento"

Naturalmente, la replica di Figure AI non si è fatta attendere. Contattata dai media, un portavoce dell'azienda ha respinto ogni accusa, definendole "falsità". Secondo la versione ufficiale, Gruendel sarebbe stato allontanato per "scarso rendimento" e non per le sue presunte denunce. L'azienda si è detta pronta a "smontare completamente" le accuse in tribunale, ribadendo il proprio impegno verso i più alti standard di sicurezza.

Figure AI ha sottolineato che i suoi robot sono progettati con molteplici sistemi di sicurezza, controlli ridondanti e meccanismi di arresto di emergenza, e che lo sviluppo avviene in stretta collaborazione con esperti esterni e organismi di regolamentazione. Una difesa netta, che sposta il campo di battaglia dalle pagine dei giornali alle aule di un tribunale.

Conclusione: Un Bivio per il Futuro della Robotica

Al di là di chi avrà ragione in tribunale, questa vicenda solleva questioni enormi e non più rimandabili. Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione, quella dei robot umanoidi che cammineranno e lavoreranno al nostro fianco. Il caso Figure AI è forse il primo, grande campanello d'allarme che ci costringe a fermarci e a riflettere. La corsa all'innovazione e al profitto può mettere in secondo piano la sicurezza delle persone? Quali garanzie, quali leggi e quali standard etici devono accompagnare lo sviluppo di macchine così potenti e potenzialmente pericolose? Questo processo non riguarda solo Robert Gruendel e Figure AI; riguarda tutti noi. Le sue conclusioni potrebbero creare un precedente fondamentale per l'intero settore, definendo il confine tra il progresso tecnologico e la sacrosanta tutela della vita umana. La speranza è che da questa battaglia legale emerga una maggiore consapevolezza e un impegno concreto, da parte di tutte le aziende del settore, a costruire un futuro in cui uomini e macchine possano coesistere non solo in modo efficiente, ma soprattutto sicuro.