Una pioggia di milioni sulla robotica italiana: il futuro è qui
Amici, tenetevi forte. Quella che fino a ieri leggevamo nei libri di Asimov o vedevamo nei film di fantascienza sta accadendo davvero, e per di più, sta accadendo in Italia. Generative Bionics, una startup nata da una costola del celebre Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, ha appena chiuso un round di finanziamento da capogiro: ben 70 milioni di euro. Non si tratta di spiccioli, ma di uno degli investimenti più grandi mai visti in Europa nel settore del deep tech applicato alla robotica umanoide. Un segnale potentissimo che dice al mondo intero: l'Italia non solo partecipa alla rivoluzione tecnologica, ma vuole esserne protagonista.
A guidare questa cordata di investitori c'è il Fondo Artificial Intelligence di Cdp Venture Capital, il braccio armato dello Stato per l'innovazione, affiancato da un gruppo di partner di altissimo livello come Amd Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e persino Tether. Questo non è solo un assegno staccato, ma un vero e proprio voto di fiducia in un progetto che potrebbe cambiare per sempre il volto delle nostre fabbriche e non solo.
Chi sono i "genitori" di questi robot? Generative Bionics e l'eccellenza dell'IIT
Ma chi c'è dietro questo nome, Generative Bionics? C'è l'eccellenza della ricerca italiana. La startup, nata ufficialmente nel luglio del 2024, è uno spin-off dell'Istituto Italiano di Tecnologia e porta con sé oltre vent'anni di studi, prototipi e sogni nel campo della robotica. Il team è guidato da Daniele Pucci, CEO e co-fondatore, un ricercatore che nel 2017 è stato nominato dal MIT tra i 35 innovatori più promettenti d'Europa. Al suo fianco, un gruppo di talenti provenienti anch'essi dall'IIT, come Alessio Del Bue (Chief Artificial Intelligence Officer) e Marco Maggiali (Chief Technology Officer).
L'IIT ha concesso alla nuova azienda le licenze esclusive su tecnologie fondamentali sviluppate a Genova, nate anche in collaborazione con l'INAIL. Questo significa che i futuri robot avranno un DNA scientifico solidissimo, basato su progetti iconici come:
- iCub: il famoso "robot bambino" che ha permesso ai ricercatori di tutto il mondo di studiare l'apprendimento cognitivo.
- ergoCub: un umanoide sviluppato per supportare i lavoratori in ambienti industriali, riducendo fatica e rischi.
- iRonCub: l'incredibile e unico robot umanoide volante al mondo, spinto da veri e propri jet.
Da queste esperienze, Generative Bionics sta creando una nuova generazione di umanoidi che non saranno semplici macchine, ma veri e propri partner per l'essere umano.
Physical AI: non solo un robot, ma un "collega" che impara
La parola chiave di tutto il progetto è "Physical AI", ovvero Intelligenza Artificiale Fisica. Dimenticatevi i bracci robotici che ripetono all'infinito lo stesso movimento. Qui parliamo di unire un corpo meccanico avanzato, ispirato a quello umano, con un'intelligenza artificiale capace di imparare, adattarsi e interagire con il mondo reale in modo sicuro. Come spiega Daniele Pucci, la missione è "costruire un futuro in cui i robot umanoidi intelligenti collaborino quotidianamente con persone, amplificando il potenziale cognitivo e fisico dell'essere umano".
L'idea non è sostituire le persone, ma affiancarle. Questi robot saranno progettati per occuparsi di compiti ripetitivi, pericolosi o fisicamente usuranti in settori come la manifattura, la logistica e persino la sanità e il retail. Immaginate un operaio che non deve più sollevare pesi enormi o un infermiere aiutato da un robot nella movimentazione di un paziente. È questo il futuro a cui punta Generative Bionics.
Cosa succederà ora? Dallo stabilimento ai primi contratti
I 70 milioni di euro raccolti hanno obiettivi molto concreti. Serviranno ad accelerare lo sviluppo dei robot, ad addestrare le intelligenze artificiali che li animeranno e, soprattutto, a costruire il primo stabilimento produttivo. La sede sarà a Genova, e l'obiettivo è di iniziare a produrre i primi lotti di 50-100 umanoidi entro la fine del 2026. Già oggi, circa 70 ingegneri provenienti dall'IIT sono pronti a far parte di questa avventura.
Ma non è tutto. L'azienda sta già finalizzando i primi contratti con clienti del settore manifatturiero, che verranno annunciati nei primi mesi del 2026. Questo significa che molto presto vedremo i primi umanoidi "Made in Italy" al lavoro in contesti reali. E per chi volesse vederli in anteprima, l'appuntamento è fissato al prestigioso CES di Las Vegas, dove verrà presentata la versione completa del primo modello.
Un mercato da trilioni e una sfida globale
Le cifre del mercato potenziale sono da capogiro. Secondo le analisi internazionali, il settore della robotica umanoide supererà i 200 miliardi di euro già nel 2035 e potrebbe addirittura toccare i 5 trilioni di euro entro il 2050. È una trasformazione epocale, paragonabile a quella di internet o degli smartphone. Generative Bionics entra in un'arena globale dove già si muovono colossi come Tesla con il suo Optimus, Boston Dynamics e diverse aziende cinesi. Ma l'approccio italiano, incentrato su un design umano-centrico e su una profonda base scientifica, potrebbe fare davvero la differenza.
Conclusione: un sogno italiano che cammina (su due gambe)
Al di là dei numeri e della tecnologia, la storia di Generative Bionics è una boccata d'aria fresca e un'iniezione di orgoglio. Dimostra che quando la ricerca scientifica di altissimo livello, la visione imprenditoriale e il supporto finanziario si incontrano, anche in Italia si possono raggiungere traguardi che sembravano impossibili. Non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di un presente che si sta costruendo oggi, a Genova. Questi robot non sono solo macchine, ma il simbolo di un'Italia che innova, che compete a livello mondiale e che ha il coraggio di sognare un domani in cui la tecnologia non ci sostituisce, ma ci rende più forti, più sicuri e, in definitiva, più umani. Sarà affascinante seguire i loro primi passi nel mondo reale.
