Rivolta a Hollywood UK: il 99% degli attori dice NO ai "cloni digitali" e minaccia lo sciopero

L'industria cinematografica e televisiva del Regno Unito è in subbuglio. Con un voto schiacciante, quasi la totalità degli attori iscritti al sindacato Equity ha rifiutato la scansione digitale del proprio corpo, temendo un uso incontrollato da parte dell'intelligenza artificiale. Una decisione storica che fa tremare le produzioni e apre la porta a un possibile sciopero, sulla scia di quanto già visto a Hollywood.
La notizia

Immaginate di andare al cinema e vedere il vostro attore preferito in un nuovo film, per poi scoprire che non ha mai messo piede sul set. La sua interpretazione, il suo volto, le sue espressioni, sono state generate da un'intelligenza artificiale. Fantascienza? Non proprio. È questa la paura, concreta e attualissima, che sta scuotendo dalle fondamenta l'industria dell'intrattenimento britannica e che ha portato a una presa di posizione senza precedenti.

Un voto che fa la storia: il "No" compatto degli attori

Il sindacato degli attori del Regno Unito, Equity, ha indetto una votazione tra i suoi iscritti che ha avuto un esito a dir poco bulgaro: quasi il 99% dei votanti ha detto un sonoro "no" alla pratica della scansione digitale. Questa tecnologia, sempre più diffusa sui set, permette di creare delle vere e proprie copie digitali, o "cloni", degli attori, catturando ogni dettaglio delle loro sembianze fisiche. Il timore è che questi "doppioni digitali" possano essere poi utilizzati dalle produzioni a loro piacimento, senza un consenso esplicito e, soprattutto, senza un'adeguata compensazione economica, magari per creare scene di massa, controfigure o addirittura interi personaggi.

La partecipazione al voto è stata massiccia, con un'affluenza di oltre il 75% dei circa 7.700 membri aventi diritto, tra attori, stuntman e ballerini. Un segnale inequivocabile, come ha sottolineato il segretario generale di Equity, Paul W Fleming: "L'intelligenza artificiale è una sfida che definisce un'intera generazione. E per la prima volta in una generazione, i membri di Equity che lavorano nel cinema e nella TV hanno dimostrato di essere disposti a intraprendere un'azione sindacale". Fleming ha poi aggiunto un dato importante: "Il novanta per cento della tv e del cinema è realizzato sulla base di questi accordi. Oltre tre quarti degli artisti che vi lavorano sono iscritti ai sindacati. Questo dimostra che sono disposti a interrompere le produzioni se non vengono rispettati i loro diritti".

Il braccio di ferro con i produttori e la minaccia dello sciopero

Questa votazione, sebbene per ora "indicativa" e non legalmente vincolante, è un chiaro avvertimento alla Producers Alliance for Cinema and Television (Pact), l'associazione che rappresenta la maggior parte delle case di produzione britanniche. Le trattative tra Equity e Pact vanno avanti da oltre un anno, ma finora non hanno portato a un accordo soddisfacente sulle tutele richieste dagli attori riguardo all'IA. Il sindacato chiede regole chiare e precise, basate su tre principi fondamentali: consenso esplicito, trasparenza e giusta remunerazione per l'utilizzo delle loro performance.

Con il risultato di questo voto in mano, Equity chiederà formalmente a Pact di tornare al tavolo delle trattative con una proposta concreta. Se le richieste non verranno accolte, il passo successivo sarà indire una seconda votazione, questa volta ufficiale e legalmente vincolante, per proclamare uno sciopero. Un'eventualità che potrebbe paralizzare l'intera industria cinematografica e televisiva del Regno Unito, con ripercussioni enormi su un settore che contribuisce con miliardi di sterline all'economia del paese.

Le preoccupazioni degli attori sono state sostenute da nomi noti del cinema britannico, come Hugh Bonneville e Adrian Lester, che hanno appoggiato la campagna del sindacato per garantire che le sembianze e le voci degli artisti non vengano "sfruttate a beneficio di altri senza licenza o consenso".

Sulla scia di Hollywood: una battaglia globale

La mobilitazione degli attori britannici non è un caso isolato. Risuona, infatti, l'eco del grande sciopero che ha paralizzato Hollywood nel 2023, dove attori e sceneggiatori (rappresentati dal sindacato gemello SAG-AFTRA) hanno incrociato le braccia per mesi, ponendo proprio la questione dell'intelligenza artificiale al centro delle loro rivendicazioni. Quella battaglia ha portato alla firma di un nuovo contratto che include alcune garanzie sull'uso dell'IA, ma secondo Equity, le tutele ottenute negli USA non sono sufficienti e bisogna fare di più.

La questione, infatti, non riguarda solo il cinema. Anche il mondo della musica ha alzato la voce, con artisti del calibro di Sir Paul McCartney che si sono schierati contro l'uso indiscriminato dell'IA e le normative governative percepite come troppo permissive nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, a discapito del diritto d'autore e della creatività.

Cosa rischia davvero un attore?

Le paure della categoria sono tutt'altro che astratte. Un attore la cui immagine viene scannerizzata potrebbe, in teoria, ritrovarsi a "recitare" in produzioni future senza saperlo e senza ricevere un compenso. Ma non solo. I rischi includono:

  • Perdita di controllo sulla propria immagine: una volta creato un "clone digitale", chi ne garantisce l'utilizzo etico? Potrebbe essere inserito in contesti non desiderati o addirittura in produzioni di bassa qualità, danneggiando la reputazione dell'attore.
  • Svalutazione del lavoro: l'uso di avatar digitali per ruoli minori o comparse potrebbe ridurre drasticamente le opportunità di lavoro, specialmente per gli attori emergenti o meno conosciuti.
  • Utilizzo post-mortem: cosa succede all'immagine digitale di un attore dopo la sua morte? La questione del controllo sulla propria eredità artistica diventa ancora più complessa.

Alcuni contratti, come denunciato da alcuni addetti ai lavori, contengono già clausole che sembrano dare alle case di produzione carta bianca sull'utilizzo dell'immagine di un attore "su tutte le piattaforme esistenti o che verranno inventate, in tutto l'universo e in perpetuo". Una prospettiva a dir poco inquietante.

Conclusione: una battaglia per l'anima della creatività

Quella che stanno combattendo gli attori britannici è molto più di una semplice vertenza sindacale. È una battaglia per il futuro del lavoro creativo, per la difesa dell'unicità dell'interpretazione umana e per il diritto di ogni artista a controllare la propria immagine e il proprio talento. L'intelligenza artificiale offre senza dubbio opportunità straordinarie, ma come ogni strumento potente, richiede regole chiare per evitare che il progresso tecnologico si trasformi in una minaccia per la dignità e la professionalità di chi lavora nel mondo dell'arte. La fermezza dimostrata dal sindacato Equity è un messaggio potente: la tecnologia deve essere al servizio della creatività, non un suo sostituto. Il futuro del cinema e della televisione, e forse di tutte le arti, dipenderà dall'equilibrio che sapremo trovare tra innovazione e rispetto per il fondamentale contributo umano.