Ciao a tutti, amanti del cinema e delle nuove tecnologie! Tenetevi forte, perché quest'anno al Festival di Cannes c'è un'opera italiana che sta facendo parlare di sé, e non è un film come gli altri. Si chiama Red Planet 3009 ed è una delle poche chicche tricolori presenti sulla Croisette, in gara nella sezione super innovativa Cannes Immersive. Ma di cosa si tratta esattamente? Immaginate di non essere seduti su una poltrona a guardare uno schermo, ma di essere letteralmente proiettati su Marte. E non come semplici spettatori, ma diventando voi stessi i protagonisti: un rover dotato di un'intelligenza artificiale avanzata e senziente di nome Serendipity.
Questa non è fantascienza da blockbuster, ma un'esperienza immersiva a 360 gradi della durata di 30 minuti, proiettata su quattro pareti e persino sul pavimento, capace di trasportare fino a 220 persone alla volta in un viaggio incredibile. Un'avventura che si snoda attraverso diversi piani temporali sul pianeta rosso, svelando scoperte sorprendenti e, soprattutto, portando con sé un messaggio ecologista profondo e quanto mai attuale. A guidarci in questa esplorazione sono le menti creative di Francesco Fiore e Mariano Leotta, fondatori di Alter Agent, una società di produzione con sede a Milano e Tokyo che sta ridefinendo i confini del racconto.
La storia al centro dell'esperienza immersiva
Parlando con i due creatori, emerge subito la loro filosofia: "Nell'essere qui ci sentiamo capiti nel nostro intento principale, che non è legato a un aspetto tecnologico o tecnico, ma il voler portare una storia raccontata in modo cinematografico in un contesto di spazi e tempi e linguaggi immersivi". Fiore e Leotta, con le loro esperienze internazionali confluite in Alter Agent, vogliono mettere la narrazione al primo posto. In un mondo, quello immersivo, che rischia di diventare un "calderone" di effetti speciali fini a se stessi, loro scelgono di usare la tecnologia per amplificare le emozioni e il messaggio.
In Red Planet 3009, lo spettatore, o meglio, il "partecipante", esplora Marte attraverso gli 'occhi' del rover Serendipity e ascolta i suoi 'pensieri' attraverso i suoi diari di bordo. Seguiamo le sue ricerche e le sue scoperte, mentre strani "glitch" visivi mostrano le rovine di un progetto di colonizzazione fallito secoli prima. Ci si ritrova a essere Serendipity, soli su un pianeta deserto, e i suoi messaggi diventano come quelli lanciati in una bottiglia, senza sapere chi li riceverà mai. L'esperienza non passa solo attraverso la vista, ma coinvolge totalmente, facendoci sentire la solitudine e la determinazione di questa intelligenza artificiale.
Da una colonia marziana in Lombardia a Cannes
Forse non tutti sanno che Red Planet 3009 è in realtà uno spin-off, un frammento di un progetto molto più grande e ambizioso chiamato Cast for Mars. Quest'ultimo è andato in scena per un mese alla Fiera di Treviglio, in provincia di Bergamo, trasformando 1500 metri quadrati in una vera e propria colonia marziana. Un'esperienza pazzesca dove le persone venivano invitate a partecipare a un "casting" per testare le proprie attitudini alla vita su Marte.
Anche in quel caso, l'obiettivo non era solo il divertimento, ma stimolare una riflessione. Come spiegano Fiore e Leotta, "è un percorso che porta a consapevolezze molto reali su quello che può succedere quando non ci si occupa del proprio pianeta". Il pubblico ha risposto con un entusiasmo superiore alle aspettative, dimostrando un grande interesse per queste nuove forme di intrattenimento che, purtroppo, in Italia faticano ancora a trovare il giusto supporto a livello di promoter.
Cast for Mars offriva due modalità di partecipazione:
- Visitors: un'esperienza immersiva guidata, simile a un teatro interattivo.
- Colonists: un vero e proprio gioco di ruolo attivo, dove i partecipanti dovevano collaborare per risolvere sfide e problemi legati alla sopravvivenza sul Pianeta Rosso.
Dopo l'anteprima a Treviglio, questo format è destinato a una tournée internazionale che toccherà Asia ed Europa, con permanenze lunghe in ogni città.
Intelligenza Artificiale: strumento o minaccia per la creatività?
In un'opera che ha per protagonista un'IA, la domanda sorge spontanea: qual è il rapporto dei creatori con questa tecnologia? Fiore e Leotta hanno le idee molto chiare: "È uno strumento, quindi il grande tema è la deontologia e l'etica dell'uso dello strumento". Ammettono di utilizzarla, ma in modo mirato e marginale, per compiti tecnici come convertire immagini o migliorare la risoluzione.
Il concetto fondamentale, però, è un altro: "Il fulcro è che le idee le portiamo noi. Come creativi, dall'IA ci possiamo fare aggiustare una frase, un'email, scalare un'immagine o creare degli effetti tecnicamente più precisi, ma l'anima creativa viene e verrà sempre da noi... speriamo almeno", concludono con un sorriso che la dice lunga. Una presa di posizione netta che rivendica il primato dell'ingegno e della sensibilità umana nel processo artistico.
Conclusione: un messaggio nella bottiglia per l'umanità
Personalmente, trovo che progetti come Red Planet 3009 e Cast for Mars siano una boccata d'aria fresca e un segnale incredibilmente positivo. Non solo dimostrano che la creatività italiana è viva e capace di competere ai massimi livelli internazionali in settori all'avanguardia, ma lo fanno con intelligenza e profondità. L'idea di usare la fascinazione per Marte non per raccontare l'ennesima storia di conquista spaziale, ma per tenerci uno specchio davanti e farci riflettere sulla fragilità del nostro pianeta, è semplicemente geniale. Ci costringe a pensare: stiamo davvero facendo tutto il possibile per prenderci cura della nostra unica casa? L'avventura di Serendipity, questo messaggio nella bottiglia lanciato nel cosmo, alla fine non è altro che un appello disperato rivolto a noi stessi, qui e ora. E il fatto che questo messaggio arrivi da Cannes, una delle più grandi vetrine mondiali, non può che farci sperare che venga raccolto da più persone possibile.
