Un'architettura rivoluzionaria: due server in uno
L'HP ProLiant BL2x220c, in particolare nella sua versione G5, non è un server blade come tutti gli altri. La sua caratteristica più sorprendente e innovativa è il design "due in uno": all'interno di un singolo blade, HP è riuscita a integrare due nodi server completamente indipendenti. Questa scelta progettuale, quasi avveniristica per l'epoca, ha permesso di raggiungere una densità di calcolo senza precedenti, raddoppiando di fatto il numero di server che potevano essere installati in un singolo chassis HP BladeSystem c-Class.
Ogni nodo server è una macchina a sé stante, dotata di propri processori, memoria e connettività . Questa configurazione si è rivelata ideale per ambienti "scale-out", come il calcolo ad alte prestazioni (HPC), le applicazioni Web 2.0 e le prime infrastrutture di cloud computing, dove la capacità di aggiungere rapidamente potenza di calcolo in uno spazio ridotto era, ed è tuttora, un fattore critico. In un enclosure HP BladeSystem c7000, ad esempio, è possibile installare fino a 16 blade BL2x220c, per un totale di ben 32 nodi server. In un rack standard da 42U, si poteva arrivare a 128 server, con un totale di 1024 core di processore e terabyte di RAM.
Caratteristiche tecniche: potenza da vendere (per l'epoca)
Analizzando le specifiche tecniche, si capisce subito che l'HP ProLiant BL2x220c G5 era una macchina pensata per le prestazioni. Ogni nodo poteva essere equipaggiato con un massimo di due processori Intel Xeon serie 5400 (Quad-Core) o 5200 (Dual-Core). Questi processori, basati sull'architettura Intel Core, offrivano un eccellente rapporto tra prestazioni e consumo energetico, un aspetto fondamentale in ambienti ad alta densità .
Per quanto riguarda la memoria, ogni nodo supportava fino a 32 GB di RAM DDR2 PC2-5300 a 667 MHz, distribuiti su quattro slot DIMM. Sebbene oggi queste cifre possano sembrare modeste, al tempo del suo lancio rappresentavano una dotazione di tutto rispetto per un singolo nodo server così compatto. La memoria supportava inoltre funzionalità avanzate come l'Advanced ECC per la correzione degli errori, garantendo maggiore affidabilità .
Lo storage interno era affidato a un singolo disco SATA da 2.5 pollici (SFF) non hot-plug per nodo, con opzioni che includevano anche le prime unità a stato solido (SSD) per prestazioni superiori. La connettività di rete era garantita da un adattatore Gigabit Ethernet dual-port integrato (NC326i) per ciascun nodo, mentre l'espandibilità I/O era possibile tramite uno slot mezzanine dedicato.
Prestazioni e scenari di utilizzo ideali
L'HP ProLiant BL2x220c G5 è stato progettato per eccellere in scenari che richiedono un'elevata parallelizzazione dei carichi di lavoro. La sua architettura lo rendeva perfetto per il calcolo ad alte prestazioni (HPC) e per applicazioni di grid computing. Non è un caso che sia stato utilizzato in progetti estremamente complessi, come il rendering degli effetti speciali del film "Avatar", dove un cluster di migliaia di questi server ha fornito la potenza di calcolo necessaria.
Oltre all'HPC, questo server si è dimostrato una soluzione eccellente per il consolidamento di data center e per le prime implementazioni di virtualizzazione. La possibilità di avere due server fisici nello spazio di uno permetteva di ottimizzare l'utilizzo dello spazio rack, riducendo al contempo i consumi energetici e i costi di raffreddamento. HP dichiarava un miglioramento del 60% nelle prestazioni per watt rispetto a configurazioni simili basate su server rack 1U tradizionali.
Oggi, un server di questa generazione è chiaramente obsoleto per carichi di lavoro di produzione critici. Tuttavia, può ancora trovare un suo perché in ambienti di laboratorio, per scopi didattici, per hobbisti che vogliono creare un piccolo cluster di calcolo domestico o per eseguire applicazioni leggere che non richiedono le ultime tecnologie in termini di processori e memoria.
Gestione e integrazione nell'ecosistema HP
Un punto di forza della serie ProLiant è sempre stata la suite di strumenti di gestione. Anche il BL2x220c G5 beneficiava dell'integrazione con HP Integrated Lights-Out 2 (iLO 2), che permetteva una gestione remota completa del server, indipendentemente dallo stato del sistema operativo. Questo strumento è fondamentale per l'amministrazione di ambienti blade, dove l'accesso fisico ai singoli nodi è per sua natura limitato.
Il server si integrava perfettamente negli chassis HP BladeSystem c3000 e c7000, sfruttando le loro infrastrutture condivise per alimentazione, raffreddamento e connettività di rete. L'utilizzo di tecnologie come HP Virtual Connect semplificava ulteriormente la gestione della rete, astraendo le connessioni fisiche e permettendo di modificare la configurazione di rete senza dover intervenire fisicamente sui cavi.
Conclusione: un verdetto finale
In conclusione, l'HP ProLiant BL2x220c è stato un prodotto iconico, un vero e proprio capolavoro di ingegneria che ha spinto i confini della densità di calcolo nei data center. La sua architettura "due server in uno" ha rappresentato una soluzione brillante per le esigenze di ambienti scale-out, offrendo prestazioni notevoli con un'efficienza energetica superiore alla media del suo tempo. Sebbene oggi le sue specifiche tecniche siano superate, il suo valore storico e il suo design innovativo rimangono innegabili. Per chi cerca una soluzione a bassissimo costo per un laboratorio o per scopi didattici, potrebbe ancora rappresentare una scelta interessante sul mercato dell'usato, a patto di essere consapevoli dei suoi limiti in termini di prestazioni, consumi (rispetto agli standard odierni) e supporto software.

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