Un mondo che rinasce: oltre le mura di Midgar
Se Final Fantasy VII Remake ci aveva lasciato con il fiato sospeso e un'infinità di domande, Final Fantasy VII Rebirth risponde con un'ambizione smisurata. Dimenticate i corridoi claustrofobici di Midgar: questa seconda parte del progetto remake ci spalanca le porte del vasto mondo di Gaia, trasformando l'esperienza di gioco in qualcosa di radicalmente diverso e incredibilmente più grande. La promessa di Square Enix era quella di un'avventura che fondesse la nostalgia dell'originale con le potenzialità della tecnologia moderna, e il risultato è un JRPG che profuma di classico ma pulsa di vita nuova.
Il viaggio di Cloud, Tifa, Aerith, Barret e Red XIII riprende esattamente da dove si era interrotto, con il gruppo in fuga dalla metropoli della Shinra. Da qui, il gioco si apre in una struttura semi-open world, suddivisa in macro-regioni esplorabili con un grado di libertà mai visto prima nella saga. Ogni area, dalle Praterie verdeggianti alla vibrante Costa del Sol, fino alla mistica Gongaga, è ricreata con una cura per i dettagli quasi maniacale, offrendo scorci mozzafiato e un senso di scoperta costante.
Gameplay: un sistema di combattimento perfezionato
Il cuore pulsante di Rebirth è, senza dubbio, il suo sistema di combattimento. Già apprezzato in Remake, qui viene elevato a un nuovo livello di profondità strategica e spettacolarità . La fusione tra azione in tempo reale e comandi a turni (tramite la modalità tattica) risulta ancora più fluida e appagante. La vera novità , però, è l'introduzione delle Abilità e Azioni Sinergiche. Queste mosse combinate, eseguite da due personaggi contemporaneamente, non solo aggiungono un ulteriore strato tattico agli scontri, ma rafforzano anche visivamente il legame tra i membri del party, rendendo ogni battaglia un piccolo spettacolo.
Il sistema di progressione è stato ampliato, con nuovi manuali per sbloccare abilità e un sistema di sviluppo delle Materia che incentiva la sperimentazione. Anche i nuovi personaggi giocabili, come Red XIII (finalmente controllabile), Yuffie e Cait Sith, portano una ventata d'aria fresca con stili di combattimento unici che si integrano perfettamente con il resto del gruppo. L'equilibrio generale è ottimo, offrendo una sfida impegnativa ma mai frustrante, adatta sia ai veterani che ai nuovi arrivati.
Un'esplorazione densa di contenuti (forse troppo?)
L'abbandono della linearità di Remake a favore di un mondo più aperto è la scommessa più grande di Rebirth. Una scommessa vinta, ma con qualche riserva. Le regioni di gioco sono immense e stracolme di attività secondarie: missioni di caccia, analisi di creature, recupero di artefatti per Chadley, mini-giochi a non finire. Si stima che i contenuti secondari siano quasi il doppio di quelli della missione principale, garantendo una longevità impressionante.
Da un lato, questa abbondanza è una gioia per i completisti e per chi ama perdersi nell'esplorazione. Dall'altro, una parte di queste attività rischia di cadere nella ripetitività , seguendo schemi tipici degli open world moderni (come l'attivazione di torri per svelare la mappa) che potrebbero non piacere a tutti. Nonostante ciò, il mondo di Rebirth è così affascinante e ricco di segreti che la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro ogni collina ha spesso la meglio sulla potenziale monotonia di alcuni compiti.
Trama: tra fedeltà e deviazioni inaspettate
La narrativa è l'elemento più delicato e discusso di questo progetto remake. Rebirth prosegue sulla strada del suo predecessore, ripercorrendo gli eventi iconici del gioco originale fino al fatidico finale alla Città Dimenticata, ma allo stesso tempo introducendo elementi nuovi e deviazioni che potrebbero spiazzare i fan di vecchia data. La presenza di Zack Fair, ad esempio, assume un ruolo molto più centrale, suggerendo l'esistenza di timeline alternative che complicano la trama.
Questa scelta coraggiosa rende il viaggio imprevedibile anche per chi conosce a menadito la storia originale. I dialoghi, le interazioni tra i personaggi e l'approfondimento delle loro storie personali sono gestiti in modo magistrale. Il nuovo "sistema delle simpatie" permette di influenzare le relazioni di Cloud con i suoi compagni attraverso dialoghi e azioni, portando a scene uniche e persino a determinare con chi si avrà il celebre appuntamento al Gold Saucer. Tuttavia, alcuni puristi potrebbero trovare le nuove aggiunte narrative confuse o non necessarie, rendendo il racconto a tratti nebuloso.
Un tripudio di minigiochi
Una menzione d'onore va fatta all'incredibile quantità e qualità dei minigiochi presenti in Final Fantasy VII Rebirth. Il Gold Saucer, in particolare, è una vera e propria miniera d'oro di divertimento, con corse dei Chocobo, battaglie virtuali e molto altro. Ma non è tutto: il gioco introduce il Regina Sanguinaria (Queen's Blood), un gioco di carte collezionabili talmente ben fatto e profondo da poter essere considerato quasi un gioco a sé stante. A questi si aggiungono parate militari a Junon, il pianoforte da suonare per collezionare spartiti e decine di altre piccole attività che spezzano il ritmo e arricchiscono l'esperienza, rendendola varia e costantemente divertente.
Comparto tecnico: luci e ombre
Visivamente, Final Fantasy VII Rebirth è spesso sbalorditivo. I modelli dei personaggi sono eccezionali e le ambientazioni, specialmente nelle aree aperte, regalano panorami mozzafiato. Il gioco offre due modalità grafiche: una "Grafica" a 4K e 30fps e una "Performance" che punta ai 60fps con una risoluzione dinamica. Purtroppo, la modalità Performance soffre di un'immagine a tratti sfocata e di una qualità delle texture non sempre all'altezza, un piccolo compromesso per ottenere una maggiore fluidità . La versione PC, pur migliorando alcuni aspetti, eredita alcuni di questi problemi. La colonna sonora, invece, è semplicemente magistrale: un riarrangiamento epico dei temi classici che accompagna ogni momento di gioco in modo perfetto.
Conclusione: un capolavoro imperfetto
Final Fantasy VII Rebirth è un gioco monumentale, un JRPG che trabocca di contenuti, passione e rispetto per l'opera originale. È un seguito che migliora il suo predecessore in quasi ogni aspetto, soprattutto grazie a un sistema di combattimento perfezionato e a un mondo di gioco vasto e affascinante da esplorare. Le deviazioni narrative potranno far discutere, ma testimoniano la volontà di non creare una semplice copia carbone, bensì di rileggere un classico con una nuova consapevolezza. Nonostante qualche sbavatura tecnica e una certa ripetitività in alcune attività secondarie, l'esperienza complessiva è straordinaria e densa di emozioni. È un viaggio che ogni fan di Final Fantasy, vecchio o nuovo, dovrebbe intraprendere, un'opera che si candida senza dubbio a essere uno dei migliori giochi della sua generazione.

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