Amici lettori, mettetevi comodi! Ogni anno, di questi tempi, attendiamo con curiosità i risultati del Rapporto Censis sulla comunicazione come si aspetta l'uscita della nuova stagione della nostra serie TV preferita. E anche quest'anno, il rapporto, giunto alla sua 21esima edizione e realizzato in collaborazione con colossi come Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai e Tv2000, non ha deluso le aspettative. Ci offre uno spaccato incredibilmente lucido e a volte spiazzante di come noi italiani viviamo il mondo dei media. La parola d'ordine del 2025? Equilibrio instabile. Niente più rivoluzioni copernicane, ma un assestamento generale in cui, però, sotto la superficie, le cose cambiano eccome. Andiamo a scoprire insieme i punti più caldi di questa analisi.
La Televisione: la vecchia regina non abdica, ma cambia corona
Partiamo dal pezzo da novanta: la televisione. Se pensavate che fosse un medium sul viale del tramonto, vi sbagliavate di grosso. La TV continua a essere la regina indiscussa del salotto (e non solo), con un'utenza che tiene botta al 93,2%. Un dato pazzesco che la conferma come il mezzo più amato e seguito. Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. La vera notizia è come la guardiamo.
La TV tradizionale, quella del digitale terrestre per intenderci, ha perso qualche colpo, segnando un calo di 3,6 punti percentuali e assestandosi al 79,5%. Un calo che, però, è stato ampiamente compensato da due suoi "figliocci" digitali:
- La Web TV (pensate a RaiPlay, Mediaset Infinity, etc.) che ha fatto un balzo in avanti identico, +3,6%, raggiungendo il 62,0% degli italiani.
- La Mobile TV, ovvero la fruizione da smartphone e tablet, che è cresciuta ancora di più, con un +3,7%, toccando quota 38,6%.
In pratica, non abbiamo smesso di guardare la TV, abbiamo solo cambiato schermo! La TV satellitare, dal canto suo, resta stabile al 47,8%, a conferma di uno zoccolo duro di abbonati fedelissimi. La televisione, quindi, si è trasformata, è diventata liquida, capace di seguirci ovunque. Non è più solo l'elettrodomestico in salotto, ma un universo di contenuti a portata di click.
La Radio: l'amica intramontabile che ci segue ovunque
Passiamo a un'altra veterana che non smette di stupire: la radio. Con il 78,4% di utenza, si conferma un mezzo inossidabile, capace di adattarsi ai tempi come pochi altri. È la colonna sonora delle nostre vite, soprattutto in auto. L'autoradio, infatti, domina la scena con il 70,0% degli ascoltatori, in leggera crescita. Ma anche qui, il digitale dà una bella spinta:
- L'ascolto tramite smartphone è in netta crescita, con un +2,8% che lo porta al 28,2% di utenza.
- Stabile l'ascolto tradizionale via etere (46,8%) e quello da internet (18,0%).
La radio dimostra una capacità unica di essere presente nei momenti della giornata in cui altri media non possono arrivare, confermandosi un'amica fedele e mai invadente.
Internet e Social: la grande corsa ha raggiunto il traguardo?
Ed eccoci al capitolo che forse incuriosisce di più. L'impiego di Internet da parte degli italiani è ormai un dato di fatto, ma sembra aver raggiunto un punto di saturazione. Gli utenti sono il 90,4%, con un aumento quasi impercettibile rispetto all'anno precedente (+0,3%). Questo significa che quasi tutti coloro che potevano o volevano connettersi, ora lo sono. I dati sono praticamente sovrapponibili a quelli degli utilizzatori di smartphone (90,3%) e dei social network (86,2%), anche loro in crescita minima.
Cosa significa "saturazione"? Non che il mondo digitale si sia fermato, ma che la crescita non è più quantitativa, bensì qualitativa. Cambia cosa facciamo online. E a proposito di social, si nota un dato interessante tra i più giovani (14-29 anni): per la prima volta si registra una lieve contrazione nell'uso di piattaforme storiche come Instagram (74,8%, -3,3%) e YouTube (76,9%). TikTok invece tiene (64,5%), ma crescono soprattutto le piattaforme di videogiochi e di messaggistica. Forse un primo segnale di stanchezza verso la vetrina social tradizionale? A conferma di ciò, quasi 4 italiani su 10 (38,1%) hanno sentito il bisogno di un "social detox", una pausa di disintossicazione.
La Stampa e l'Informazione: un bollettino di guerra (con qualche sorpresa)
Arriviamo alle note dolenti. La situazione per i media a stampa è, purtroppo, sempre più drammatica. I quotidiani cartacei a pagamento hanno toccato nel 2025 il loro minimo storico: solo il 21,0% degli italiani li legge. Per darvi un'idea della portata del crollo, pensate che dal 2007 si sono persi per strada 46 punti percentuali di lettori. Un'emorragia che sembra inarrestabile. Soffrono anche i mensili (15,8%) mentre i settimanali restano stabili (18,0%).
Uno potrebbe pensare: "Beh, si saranno spostati tutti online!". E invece no, o almeno, non del tutto. I quotidiani online sono stabili, senza crescita, al 29,9%. Ma il dato più scioccante è il calo significativo dei siti web d'informazione, scesi del 4,3%, attestandosi al 56,7%. Sembra che ci sia una crescente disaffezione verso le fonti tradizionali, anche in formato digitale, forse a causa di una percepita inattendibilità o polarizzazione delle notizie. Gli italiani, però, non sono diventati passivi: il 66,4% dichiara di verificare le notizie che legge, segno di una maturità e di un'attenzione critica crescenti.
La rivincita del Libro: la carta batte (ancora) il digitale
E quando tutto sembra virare verso il digitale, ecco la sorpresa che non ti aspetti. Dopo anni di difficoltà, torna a crescere la lettura dei libri! Nel 2025, il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo, con un bel +2,3% rispetto all'anno prima. Un segnale bellissimo, una boccata d'ossigeno per la cultura. E gli e-book? Fermi al palo. Restano stabili al 13,8%, senza riuscire a sfondare veramente.
Questo dato ci dice tanto. Forse, in un mondo iperconnesso e saturo di notifiche, il libro di carta rappresenta un'oasi di pace, un momento di "detox" digitale, un'esperienza tattile e immersiva che nessuno schermo può ancora replicare. È la vittoria della lentezza sulla frenesia, dell'approfondimento sulla superficialità.
Conclusione: un utente "ibrido" e più consapevole
Che dire, amici? Il quadro che emerge dal Rapporto Censis 2025 è affascinante. Non c'è un vincitore assoluto, ma un ecosistema mediatico complesso e "ibrido". Siamo tutti un po' tradizionali e un po' innovatori. Guardiamo le serie TV in streaming sul tablet, ma ascoltiamo la radio in FM mentre andiamo al lavoro. Snobbiamo il quotidiano in edicola ma poi ci rifugiamo nel piacere di sfogliare un buon libro. Forse la vera rivoluzione non è più la tecnologia, ma la nostra crescente consapevolezza. Siamo diventati registi della nostra dieta mediatica, più esigenti, più critici e, a volte, desiderosi di spegnere tutto per ritrovare il piacere di un racconto fatto solo di carta e inchiostro.
