PEGI, rivoluzione da giugno: non più solo violenza, ora la classificazione guarda anche a loot box e chat

  • person Enric
  • schedule 6 Maggio 2026
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Da giugno 2026 cambia tutto per la classificazione dei videogiochi in Europa. Il sistema PEGI si aggiorna e introduce nuovi criteri che vanno oltre i soliti temi come violenza o linguaggio scurrile. Nel mirino finiscono le meccaniche di gioco: acquisti in-app, loot box, chat senza filtri e sistemi che creano dipendenza. Una vera e propria rivoluzione pensata per dare ai genitori e ai giocatori strumenti più chiari e trasparenti per capire cosa si nasconde davvero dietro un videogioco.
La notizia

Una svolta storica per il mondo dei videogiochi

Amici videogiocatori e genitori attenti, tenetevi forte perché sta per arrivare una vera e propria rivoluzione nel modo in cui vengono classificati i videogiochi in Europa. A partire da giugno 2026, il caro vecchio sistema PEGI (Pan European Game Information), che da anni ci guida nella scelta dei titoli più adatti con le sue etichette colorate, si aggiorna in modo sostanziale. Non si parlerà più soltanto di violenza, linguaggio esplicito o scene di sesso. La lente d'ingrandimento si sposta su qualcosa di molto più sottile e, per certi versi, insidioso: le meccaniche di gioco.

In pratica, il PEGI smette di guardare solo a cosa un gioco mostra e comincia a valutare anche cosa un gioco fa. Come cerca di convincerci a spendere soldi? Come ci tiene incollati allo schermo per ore? E come protegge i giocatori, soprattutto i più giovani, nelle interazioni online? Sono queste le domande a cui il nuovo sistema cercherà di dare una risposta, introducendo ben undici nuovi parametri suddivisi in quattro aree principali.

Le quattro nuove aree di valutazione: cosa cambia in concreto

La riforma del PEGI si concentra su aspetti che sono diventati centrali nell'esperienza di gioco moderna, spesso legati ai modelli di business dei cosiddetti "giochi come servizio" (live service). Vediamo nel dettaglio quali sono queste quattro nuove categorie:

  • Acquisti in-game: Non basta più segnalare la presenza di microtransazioni. Ora si valuta come vengono proposti questi acquisti.
  • Oggetti casuali a pagamento: Le tanto discusse "loot box" e meccaniche simili finiscono sotto stretta osservazione.
  • Funzioni di comunicazione online: La sicurezza delle chat e degli strumenti di interazione tra giocatori diventa un fattore determinante.
  • Meccaniche pensate per incentivare sessioni prolungate: Si analizzano i sistemi che spingono a giocare spesso e a lungo, a volte creando una vera e propria "pressione a giocare".

L'obiettivo, come dichiarato da Dirk Bosmans, direttore del PEGI, è quello di offrire a genitori e videogiocatori indicazioni più utili e trasparenti, che riflettano meglio l'esperienza complessiva di un determinato videogioco.

Loot Box, NFT e acquisti a tempo: le nuove classificazioni

Ma veniamo al sodo: come cambieranno le etichette che troviamo sulle copertine dei giochi? Le novità sono tante e avranno un impatto notevole. Ecco una sintesi delle nuove regole:

  1. Loot Box e oggetti casuali a pagamento: Questa è forse la novità più attesa. I giochi che contengono meccaniche in cui si paga senza sapere cosa si riceverà in cambio (come le loot box o i pacchetti di carte) partiranno da una classificazione minima di PEGI 16, con la possibilità di salire a PEGI 18 nei casi più "invasivi". Una bella differenza rispetto a oggi, dove titoli con queste meccaniche possono avere anche un PEGI 3.
  2. NFT e Blockchain: Qualsiasi gioco che integra oggetti digitali di valore basati su blockchain, come gli NFT, riceverà direttamente una classificazione PEGI 18.
  3. Offerte a tempo limitato: I giochi che propongono acquisti disponibili solo per un breve periodo o in quantità limitate, creando un senso di urgenza, saranno classificati almeno PEGI 12.

Notifiche compulsive e chat senza regole: un'attenzione alla salute mentale e alla sicurezza

Il nuovo PEGI non si ferma agli aspetti economici, ma guarda con grande attenzione anche alle dinamiche che possono influenzare il comportamento e la sicurezza dei giocatori.

Un'area cruciale è quella delle cosiddette meccaniche "play-by-appointment", ovvero tutti quei sistemi che premiano il ritorno costante nel gioco. Pensiamo alle missioni giornaliere o alle ricompense per l'accesso consecutivo. In questi casi:

  • Se il gioco si limita a premiare chi accede regolarmente, la classificazione sarà PEGI 7.
  • Se, al contrario, il gioco penalizza chi non si collega (ad esempio con la perdita di progressi o contenuti), la classificazione salirà a PEGI 12.

Infine, un capitolo fondamentale riguarda la sicurezza delle chat online. Un videogioco che include funzioni di comunicazione tra utenti completamente libere, senza fornire strumenti per bloccare o segnalare altri giocatori, sarà automaticamente classificato come PEGI 18. Si tratta di una misura forte per proteggere i minori da contatti potenzialmente pericolosi e da fenomeni di bullismo e molestie.

L'esempio della Germania: cosa possiamo aspettarci?

Questa rivoluzione non nasce dal nulla. In Europa, la Germania ha già fatto da apripista, introducendo criteri di valutazione molto simili nel 2023 con una riforma della legge sulla protezione dei minori. E i risultati sono stati significativi. Secondo i dati forniti dall'ente di classificazione tedesco USK, circa un gioco su dieci ha ricevuto una classificazione di età più alta rispetto a quella che avrebbe ottenuto in passato. Questo ci dà un'idea dell'impatto che le nuove regole del PEGI potranno avere sull'intero mercato europeo.

Conclusione: un passo avanti per un gioco più consapevole

Personalmente, credo che questo aggiornamento del sistema PEGI sia un passo avanti importantissimo e, francamente, necessario. L'industria dei videogiochi si è evoluta a una velocità impressionante, e i sistemi di classificazione dovevano adeguarsi. Concentrarsi solo sui contenuti "visibili" come la violenza era diventato riduttivo. Le dinamiche psicologiche, economiche e sociali che molti giochi moderni mettono in campo hanno un impatto profondo sull'esperienza dei giocatori, e non riconoscerlo sarebbe stato ipocrita.

Questa riforma non vuole demonizzare i videogiochi, ma renderli più trasparenti. Darà ai genitori strumenti più efficaci per fare scelte informate e, si spera, spingerà gli stessi sviluppatori a creare ambienti di gioco più sani e rispettosi, soprattutto per il pubblico più giovane. Sarà interessante vedere come l'industria reagirà, ma una cosa è certa: dal prossimo giugno, scegliere un videogioco sarà un'azione molto più consapevole. E questo è un bene per tutti.