Meta vs Antitrust: Scontro sull'Intelligenza Artificiale in WhatsApp, cosa sta succedendo?

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha imposto a Meta una misura cautelare per fermare quelle che considera pratiche anticoncorrenziali. Al centro della disputa c'è l'integrazione di Meta AI in WhatsApp, che secondo l'autorità danneggia i concorrenti e limita la scelta dei consumatori. Meta non ci sta e annuncia ricorso. Scopriamo insieme tutti i dettagli di questa intricata vicenda che coinvolge milioni di utenti in Italia.
La notizia

Amici lettori, tenetevi forte perché la battaglia dei giganti della tecnologia si è appena infiammata, e questa volta il campo di gioco è una delle app che usiamo tutti i giorni: WhatsApp. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio conosciuta come Antitrust, ha messo nel mirino nientemeno che Meta, la casa madre di Facebook, Instagram e, appunto, WhatsApp. Il motivo? Un presunto abuso di posizione dominante legato all'introduzione del suo assistente di intelligenza artificiale, Meta AI, all'interno della celebre app di messaggistica.

Cosa ha deciso l'Antitrust? Stop a Meta!

In parole semplici, l'Antitrust ha ordinato a Meta di fare un passo indietro. L'autorità ha adottato una misura cautelare, una sorta di "cartellino giallo" urgente, per sospendere l'applicazione di nuove condizioni contrattuali che, di fatto, avrebbero chiuso le porte di WhatsApp a tutte le altre intelligenze artificiali concorrenti. L'istruttoria era partita già a luglio 2025, ma la situazione si è aggravata a novembre, quando l'indagine è stata ampliata proprio per via di queste nuove clausole, introdotte il 15 ottobre e destinate a diventare pienamente efficaci entro il 15 gennaio 2026.

Secondo l'AGCM, la mossa di Meta è "abusiva" perché rischia di limitare la produzione e lo sviluppo tecnologico nel mercato dei servizi di Chatbot AI, creando un danno non solo alle aziende concorrenti ma anche a noi consumatori. L'autorità ritiene che questo comportamento possa causare un "danno grave e irreparabile" alla competizione sul mercato. Per questo, ha imposto a Meta di sospendere immediatamente queste condizioni per preservare l'accesso alla piattaforma WhatsApp anche ai chatbot concorrenti di Meta AI.

La difesa di Meta: "Decisione infondata, faremo ricorso"

Naturalmente, la risposta di Meta non si è fatta attendere. Un portavoce della società ha definito la decisione dell'Antitrust "infondata", annunciando l'intenzione di fare ricorso. La difesa del colosso tecnologico si basa su un presupposto tecnico e uno di mercato. In primo luogo, Meta sostiene che l'aumento di chatbot di intelligenza artificiale sulle loro interfacce di programmazione (API) business ha messo sotto forte pressione i sistemi, che non erano stati originariamente progettati per un utilizzo così intenso.

In secondo luogo, e forse è il punto più interessante, Meta contesta l'idea che WhatsApp sia una sorta di "app store". Secondo l'azienda, i veri canali di accesso al mercato per le società di intelligenza artificiale sono gli app store tradizionali (come Google Play o l'App Store di Apple), i loro siti web e le partnership di settore, e non la piattaforma WhatsApp Business. Una visione che, evidentemente, non coincide con quella dell'autorità italiana.

Il ruolo del Codacons: una battaglia per i consumatori

A gettare benzina sul fuoco, o meglio, a dare il via a tutta la vicenda, è stato il Codacons. L'associazione dei consumatori, infatti, aveva presentato un esposto già a marzo, che ha poi portato all'apertura del procedimento da parte dell'Antitrust a luglio. Nel mirino del Codacons c'era proprio l'introduzione "automatica" di Meta AI in WhatsApp, avvenuta senza un consenso esplicito da parte degli utenti.

Secondo l'associazione, questa mossa non solo lede la concorrenza, ma danneggia direttamente i consumatori. La condotta di Meta, infatti, impedirebbe ad altre aziende che forniscono servizi di AI Chatbot di usare WhatsApp, eliminando per gli utenti la possibilità di scegliere servizi alternativi a Meta AI. Una questione che, sottolinea il Codacons, riguarda ben 37 milioni di utenti italiani e oltre 2 miliardi nel mondo.

Ma non è finita qui. Il Codacons ha un altro fronte aperto con Meta. Lo scorso 14 novembre, infatti, è stato discusso davanti al Tribunale di Roma un ricorso per impedire l'accesso dei minori a Instagram. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta, Meta sarebbe costretta a bloccare migliaia di profili in Italia e a implementare sistemi più efficaci per la verifica dell'età.

Cosa significa tutto questo per noi utenti?

Al di là dei tecnicismi legali e delle battaglie commerciali, cosa cambia per chi usa WhatsApp ogni giorno? La decisione dell'Antitrust, se confermata, potrebbe avere conseguenze molto positive.

  • Più scelta: Potremmo vedere l'integrazione di altri assistenti virtuali e chatbot all'interno di WhatsApp, non solo quello di Meta. Immaginate di poter usare ChatGPT, Copilot o altri strumenti AI direttamente nelle vostre chat.
  • Maggiore concorrenza: Un mercato più aperto spinge le aziende a migliorare i propri prodotti e a offrire prezzi (se applicabili) più competitivi.
  • Innovazione: La possibilità per più aziende di sviluppare servizi su una piattaforma così diffusa potrebbe accelerare l'innovazione nel campo delle intelligenze artificiali conversazionali.
D'altra parte, la posizione di Meta solleva una questione importante sulla natura delle grandi piattaforme digitali e sulla loro responsabilità nel garantire un mercato equo.

Conclusione: un bivio cruciale per il futuro dell'AI

A mio avviso, ci troviamo di fronte a un momento cruciale. La decisione dell'Antitrust italiana, che agisce in coordinamento con la Commissione Europea, non è solo una questione locale, ma si inserisce in un dibattito globale sul potere delle Big Tech. L'integrazione sempre più profonda dell'intelligenza artificiale nei servizi che usiamo quotidianamente pone domande fondamentali sulla concorrenza, sulla libertà di scelta e, in ultima analisi, sul tipo di ecosistema digitale che vogliamo costruire.

La battaglia tra Meta e l'Antitrust è solo all'inizio, e il suo esito potrebbe definire le regole del gioco per il futuro dell'intelligenza artificiale conversazionale. Sarà interessante vedere se prevarrà la visione di una piattaforma "chiusa", controllata da un unico grande attore, o quella di un ambiente più aperto e competitivo, dove diverse voci e tecnologie possono coesistere. Una cosa è certa: noi continueremo a seguire la vicenda per voi, per tenervi sempre aggiornati su uno scontro che ci riguarda tutti da vicino.