Amici lettori, tenetevi forte perché la notizia di oggi sembra uscita direttamente da un episodio di Black Mirror. Immaginate di camminare per strada con i vostri occhiali da sole e di ricevere una notifica che vi dice il nome della persona che state incrociando. Fantascienza? Non proprio. Sembra che Meta, il colosso dietro Facebook, Instagram e WhatsApp, ci stia lavorando concretamente, e anche con una certa discrezione.
Una recente e approfondita analisi del codice dell'app Meta AI, condotta dalla prestigiosa rivista Wired, ha portato alla luce qualcosa di davvero interessante (e per alcuni, preoccupante). Nascosta tra le righe di programmazione, è stata scoperta una funzionalità, internamente battezzata "NameTag", che sembra avere uno scopo ben preciso: abilitare il riconoscimento facciale attraverso gli smart glasses del gruppo, i famosi Ray-Ban Meta e gli Oakley.
Cosa Diavolo è "NameTag"?
In parole semplici, "NameTag" è un sistema progettato per fare esattamente quello che il nome suggerisce: "etichettare" le persone con il loro nome. Secondo quanto ricostruito, il codice, che sarebbe stato aggiunto con diversi aggiornamenti nel corso di quest'anno, permetterebbe agli occhiali di identificare i volti delle persone inquadrate dalla fotocamera integrata. Una volta riconosciuto qualcuno, il sistema avviserebbe chi indossa gli occhiali.
Il funzionamento si baserebbe su un processo piuttosto sofisticato:
- Cattura dell'immagine: La fotocamera degli occhiali riprende il volto di una persona.
- Creazione del "Faceprint": L'immagine viene trasformata in una firma biometrica unica, una sorta di impronta digitale del volto. Questo processo avviene grazie a tre modelli di intelligenza artificiale già presenti sui telefoni degli utenti che hanno installato l'app Meta AI.
- Confronto: Questo "faceprint" viene confrontato con un database di volti noti, archiviato direttamente sullo smartphone dell'utente.
- Notifica: Se c'è una corrispondenza, l'utente riceve una notifica. I volti non riconosciuti, invece, verrebbero salvati in una cartella "in attesa" di identificazione.
La Prova del Nove e i Ricercatori Indipendenti
Per essere sicura di non aver preso un abbaglio, Wired ha chiesto una verifica a due esperti esterni di sicurezza informatica: Cooper Quintin, della nota Electronic Frontier Foundation (EFF), e un ricercatore indipendente che si firma con lo pseudonimo di Buchodi. Entrambi hanno confermato la presenza e la funzionalità latente del codice.
Ma c'è di più. Buchodi ha voluto fare un test pratico per vedere se il sistema funzionasse davvero. Ha inserito nel database dell'app il "faceprint" del celebre filosofo francese, ormai scomparso, Michel Foucault. Successivamente, attivando la funzione "NameTag" con un'immagine corrispondente, l'app ha restituito la notifica: "Persona riconosciuta". Un esperimento piccolo ma significativo, che dimostra come l'infrastruttura tecnica sia non solo presente, ma apparentemente funzionante.
La Posizione Ufficiale di Meta: "Stiamo Solo Esplorando"
Di fronte a queste rivelazioni, come ha reagito Meta? Con una certa calma, a dire il vero. Un portavoce dell'azienda, Ryan Daniels, ha dichiarato a Wired: "A prescindere da qualsiasi notizia sensazionalistica, i fatti sono semplici. Abbiamo già detto in precedenza che stiamo esplorando questo tipo di funzionalità, e ciò che state vedendo è semplicemente la prova di tale esplorazione". Ha poi aggiunto che, qualora decidessero di lanciare una funzione simile, lo farebbero con un "approccio ponderato e in piena trasparenza".
Tuttavia, ciò che solleva qualche sopracciglio è la discrepanza temporale. Mentre ad aprile Meta affermava di stare ancora "valutando" l'idea, l'analisi del codice ha rivelato che i componenti principali di "NameTag" sono stati integrati nell'app già a partire da gennaio. Una "esplorazione" che sembra quindi già in uno stato piuttosto avanzato.
Un Passato Controverso e le Preoccupazioni per la Privacy
Non è la prima volta che Meta si avventura nel campo minato del riconoscimento facciale. Molti ricorderanno la funzione di "tag" automatico delle foto su Facebook, che ha portato a una causa legale e a un risarcimento di 650 milioni di dollari, spingendo l'azienda a dismettere la tecnologia nel 2021. La prospettiva di vederla tornare su un dispositivo indossabile, che può "vedere" il mondo come lo vediamo noi, sta già allarmando le associazioni per la difesa della privacy.
Le preoccupazioni sono molteplici:
- Consenso: Come si può dare il proprio consenso a essere "scansionati" da un passante che indossa questi occhiali?
- Sorveglianza di massa: Il rischio è che ogni utente possa diventare, involontariamente, parte di una rete di sorveglianza distribuita.
- Sicurezza dei dati: Anche se Meta afferma che i dati biometrici sarebbero archiviati localmente, cosa impedirebbe future modifiche o potenziali violazioni?
Conclusione: Un Potere Enorme Richiede un'Enorme Responsabilità
Dal mio punto di vista, la tecnologia in sé non è né buona né cattiva. Una funzione di riconoscimento facciale potrebbe avere applicazioni incredibilmente utili, ad esempio per aiutare le persone con disabilità visive a riconoscere i propri cari. Tuttavia, il potenziale di abuso è altrettanto enorme. La mossa di Meta di integrare questo codice in modo così silenzioso, mentre pubblicamente si mostrava ancora dubbiosa, non aiuta a costruire quel rapporto di fiducia che è fondamentale quando si maneggiano dati così personali come i nostri volti. La trasparenza promessa da Meta dovrà essere reale e totale, non solo una dichiarazione di facciata. Stiamo parlando di una tecnologia che potrebbe cambiare radicalmente le nostre interazioni sociali e il nostro concetto stesso di privacy nello spazio pubblico. E una discussione così importante non può avvenire di nascosto, tra le righe di codice di un'app.
