Iran, il buio digitale continua: il regime blocca Internet per silenziare le proteste, ma la resistenza corre su canali alternativi

Da giorni l'Iran è avvolto in un silenzio digitale quasi totale. Il regime ha imposto un blocco nazionale di Internet nel tentativo di soffocare le proteste che infiammano il paese. Ma la sete di libertà non si ferma e, tra mille difficoltà, attivisti e cittadini comuni trovano modi ingegnosi per aggirare la censura e far sentire la propria voce al mondo.
La notizia

Immaginate di svegliarvi una mattina e di non avere più accesso a Internet. Niente notizie, niente social media, niente messaggi con amici e parenti lontani. Un buio informativo totale. È questa la realtà che stanno vivendo milioni di iraniani da diversi giorni, a causa di un blocco nazionale della rete imposto dal regime per tentare di arginare le vaste proteste che stanno scuotendo il Paese. Secondo l'osservatorio indipendente Netblocks, la connettività è crollata a percentuali bassissime, lasciando la popolazione isolata e rendendo estremamente difficile la diffusione di informazioni su ciò che sta realmente accadendo nelle piazze.

Le proteste, innescate inizialmente dalla difficile situazione economica e dal caro vita, si sono rapidamente trasformate in una più ampia contestazione contro il governo. In risposta, le autorità hanno scelto la linea dura, non solo con la repressione violenta nelle strade, ma anche silenziando il mondo digitale. Una strategia, questa, già utilizzata in passato durante altre ondate di malcontento, come nel 2019 e nel 2022, ma che questa volta sembra aver raggiunto un livello di sofisticazione e pervasività senza precedenti. L'obiettivo è chiaro: impedire ai manifestanti di organizzarsi, di condividere immagini e video della repressione e di comunicare con il mondo esterno.

La censura come arma di repressione

Il blocco di Internet non è un semplice "spegnimento". Si tratta di una misura di censura complessa e stratificata. Mentre la maggior parte dei cittadini è offline, alcuni servizi governativi e account social legati al regime continuano a funzionare regolarmente, segno di un controllo mirato e strategico sulla rete. Il governo di Teheran ha persino diffuso elenchi di siti web autorizzati, una sorta di "internet parallelo" e censurato, a cui una piccola parte della popolazione può accedere. Questa tattica non solo isola i dissidenti, ma crea anche una narrazione distorta della realtà, in cui i media statali possono minimizzare l'entità delle proteste e dipingere un quadro di normalità che non esiste.

L'impatto di questo blackout digitale è devastante. Gli attivisti temono che il silenzio imposto serva a nascondere la vera portata della repressione. Organizzazioni per i diritti umani come Iran Human Rights (IHR) denunciano decine di vittime, tra cui minori, e migliaia di arresti, ma ammettono che il numero reale potrebbe essere molto più alto, proprio a causa dell'impossibilità di verificare le informazioni in modo indipendente.

L'ingegno della resistenza: come si aggira il blocco

Ma di fronte a un muro, c'è sempre chi cerca una crepa. E la resistenza iraniana sta dimostrando una creatività e un coraggio straordinari nel trovare modi alternativi per comunicare e bucare la cortina di silenzio. È una vera e propria guerriglia informativa, combattuta con un mix di tecnologia, astuzia e audacia.

Ecco alcune delle strategie utilizzate:

  • Starlink, il salvagente satellitare: Nonostante sia ufficialmente vietato, il servizio di internet satellitare di Elon Musk, Starlink, è diventato uno strumento fondamentale per la resistenza. Si stima che decine di migliaia di terminali siano stati contrabbandati nel Paese. Il regime sta tentando di contrastare questa ancora di salvezza con disturbatori di frequenza di derivazione militare, una sorta di "guerra elettronica" per oscurare i segnali. Ma gli attivisti non si arrendono, spostando le antenne in zone rurali e trasportando fisicamente i dati. Recentemente, Starlink ha iniziato a offrire il servizio gratuitamente in Iran, un aiuto fondamentale per i manifestanti.
  • La "Sneaker-net" e i corrieri della libertà: Quando la rete digitale è bloccata, si torna a quella fisica. I video e le foto delle proteste vengono salvati su piccole schede SD e affidati a una rete di "corrieri", spesso camionisti o persone che vivono vicino ai confini, che le portano fisicamente fuori dal Paese, in Turchia o nel Kurdistan iracheno, da dove possono finalmente essere caricate online.
  • La corsa verso i confini: Molti attivisti affrontano viaggi rischiosi verso le frontiere con i paesi vicini, come Turchia e Iraq, solo per riuscire a captare il segnale di una rete cellulare straniera e inviare messaggi, foto e video.
  • Le "finestre" di connessione: Il blackout non è sempre ermetico. A volte, il regime apre brevi e intermittenti "finestre" di connettività, probabilmente per consentire operazioni essenziali a banche o uffici governativi. In quei pochi istanti, gli attivisti si affrettano a caricare quanti più file possibile prima che la connessione venga nuovamente interrotta.
  • La rivoluzione dei gamer: Incredibilmente, anche le piattaforme di gioco online sono diventate strumenti di lotta. Canali Discord e chat interne ai videogiochi vengono utilizzati come centri di coordinamento tattico. Il traffico dati di questi servizi è più difficile da identificare per i filtri governativi, poiché si mimetizza con quello dei normali giochi online.
  • Le intramontabili VPN: Le Virtual Private Network (VPN) sono da tempo uno strumento comune in Iran per aggirare la censura. Sebbene il regime tenti costantemente di bloccarle, nuove soluzioni e codici open source vengono continuamente sviluppati per eludere i controlli.

Conclusione: una battaglia per il diritto di informare e di essere informati

La situazione in Iran è un esempio lampante di come, nel 21° secolo, la lotta per la libertà si combatta tanto nelle piazze quanto sulla rete. Il blocco di Internet non è solo una violazione del diritto all'informazione e alla libertà di espressione, ma è una vera e propria arma utilizzata per isolare, reprimere e controllare. È un tentativo di rendere invisibili le vittime e inascoltate le loro voci.

Tuttavia, la resilienza e l'ingegnosità del popolo iraniano dimostrano che la sete di verità e di connessione umana è difficile da estinguere. Ogni video che riesce a superare il blocco, ogni messaggio che raggiunge il mondo esterno, è una piccola, grande vittoria contro l'oscurantismo. È nostro dovere, come osservatori esterni, amplificare queste voci, condividere le loro storie e tenere alta l'attenzione su una battaglia che non riguarda solo l'Iran, ma il diritto fondamentale di ogni essere umano di accedere all'informazione e di far sentire la propria voce. La tecnologia, nelle mani giuste, può essere uno strumento di liberazione potentissimo, e la resistenza iraniana ce lo sta dimostrando giorno dopo giorno.