L'IA raddoppia in un anno: una crescita a due velocità
Amici lettori, tenetevi forte: l'Intelligenza Artificiale non è più fantascienza, ma una realtà sempre più concreta nel tessuto produttivo italiano. I numeri parlano chiaro e arrivano direttamente dall'ultimo rapporto 'Imprese e Ict' dell'Istat, diffuso il 15 dicembre 2025. In un solo anno, l'adozione di soluzioni di IA nelle imprese con più di 10 addetti è letteralmente raddoppiata, passando dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Un'accelerazione notevole che ci dice quanto questa tecnologia sia diventata centrale per la competitività.
Tuttavia, come spesso accade nel nostro Paese, il quadro non è omogeneo. A correre sono soprattutto le grandi imprese, quelle con più di 250 dipendenti, dove l'utilizzo dell'IA è schizzato dal 32,5% del 2024 a un incredibile 53,1% del 2025. In pratica, più di una grande azienda su due sta già sfruttando le potenzialità dell'Intelligenza Artificiale. E le Piccole e Medie Imprese (PMI)? Anche loro crescono, e questo è un ottimo segnale. L'utilizzo raddoppia, passando dal 7,7% al 15,7%. Ma il divario con i "giganti" si allarga, passando da quasi 25 a oltre 37 punti percentuali. Una forbice che deve far riflettere.
Non solo tecnologia: la vera sfida è il cambiamento culturale
Ma cosa serve davvero per far funzionare l'IA in un'azienda? Basta comprare un software all'ultimo grido? Assolutamente no. Come emerso durante un recente incontro di "ANSA Incontra", che ha visto protagonisti gli esperti di Deloitte, una delle più grandi società di consulenza al mondo, la tecnologia da sola non basta. Lorenzo Cerulli, GenAI Leader di Deloitte Central Mediterranean, ha usato un'espressione molto efficace: serve un "ecosistema maturo".
Cosa significa? Vuol dire che per implementare con successo l'IA servono più elementi che lavorano in sinergia:
- Piattaforme dati integrate: I dati sono il carburante dell'IA. Devono essere di qualità, accessibili e ben organizzati.
- Forza lavoro riqualificata: Le persone devono saper usare i nuovi strumenti. L'investimento in formazione e reskilling è cruciale.
- Infrastrutture scalabili: Serve una base tecnologica solida, capace di crescere al crescere delle esigenze.
- Solidi framework di governance: Bisogna stabilire regole chiare su come usare l'IA in modo etico, sicuro e responsabile.
Insomma, introdurre l'IA è una maratona, non uno sprint. Richiede una trasformazione organizzativa profonda. Le aziende che pensano di cavarsela con un semplice "aggiornamento software" rischiano di sprecare tempo e denaro, senza ottenere i benefici sperati.
Gli ostacoli da superare: paure e dubbi che frenano l'innovazione
Se l'opportunità è così grande, perché non tutte le aziende, specialmente le PMI, stanno cavalcando l'onda? Alfredo Garibaldi, Artificial Intelligence & Data Leader di Deloitte, ha messo in luce alcuni degli ostacoli più comuni che le imprese incontrano nel loro percorso verso l'IA. E non sono solo tecnologici.
Spesso, le barriere più alte sono nella testa delle persone:
- Timori per l'occupazione: La classica paura che "i robot ci rubino il lavoro" è ancora molto diffusa e crea resistenza.
- Paura della disintermediazione: Alcuni ruoli professionali temono di essere "scavalcati" dall'automazione.
- Inerzia al cambiamento: Il famoso "si è sempre fatto così" è un freno potentissimo all'innovazione.
- Bassa maturità digitale: La mancanza di competenze digitali di base è un problema serio in Italia, che ci vede purtroppo indietro rispetto alla media europea.
- Dubbi sul ritorno degli investimenti (ROI): Molti imprenditori si chiedono: "Sì, ma quanto mi rende davvero questo investimento in IA?".
Quasi il 60% delle aziende che hanno valutato di investire in IA ma poi hanno rinunciato, lo ha fatto per la mancanza di competenze adeguate. A questo si aggiunge l'incertezza sul quadro legale, un fattore che preoccupa il 47,3% delle imprese.
La via italiana all'IA: evoluzione, non rivoluzione
Come superare questi scogli? La ricetta proposta dagli esperti di Deloitte è basata sul buon senso e sulla gradualità. Invece di puntare a una "rivoluzione" che potrebbe spaventare e creare rigetto, è meglio adottare un approccio incrementale, un'evoluzione passo dopo passo.
Ecco alcune strategie vincenti emerse dal dibattito:
- Leader "AI-neutral": Avere figure di riferimento che guidino il cambiamento senza essere né "tecno-entusiasti" acritici né "luddisti" spaventati, ma con una visione equilibrata.
- Puntare su change management e formazione: Accompagnare le persone nel cambiamento, spiegando, formando e coinvolgendo. È l'investimento più importante.
- Privilegiare il progresso graduale: Partire con progetti pilota, piccoli ma significativi, per dimostrare il valore dell'IA e imparare dagli errori, prima di estendere le soluzioni a tutta l'azienda.
Conclusione: un'opportunità da non sprecare
I dati ci dicono che l'Italia si è messa in moto sulla strada dell'Intelligenza Artificiale, ma il viaggio è appena iniziato. La crescita c'è ed è innegabile, ma il rischio è quello di creare un paese a due velocità, con grandi aziende sempre più competitive e un universo di PMI che fatica a tenere il passo. L'IA non è una minaccia, ma un potentissimo alleato che può rendere il nostro lavoro più efficiente, creativo e strategico. Può liberare le persone da compiti ripetitivi per concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto. La vera sfida, quindi, non è tecnologica, ma umana e culturale. Si tratta di investire sulle persone, sulle loro competenze e sulla loro capacità di adattarsi a un mondo che cambia a una velocità mai vista prima. Se sapremo farlo, l'Intelligenza Artificiale potrà davvero diventare un motore di crescita e benessere per tutto il sistema Italia. Non è il momento di avere paura, ma di rimboccarsi le maniche e costruire insieme il futuro.
