IA: Buona o Cattiva? Alla Sapienza di Roma in Scena la Sfida tra Etica e Potere con OphelIA e NemesIA

L'Università La Sapienza di Roma ha ospitato un'innovativa lezione-evento dal titolo "L'IA è buona o cattiva?". Protagonisti due chatbot, OphelIA (l'IA buona) e NemesIA (l'IA cattiva), che hanno dato vita a un esperimento social per esplorare il complesso rapporto tra intelligenza artificiale, potere e hate speech. Un progetto nato dalla collaborazione tra studenti e docenti che trasforma la riflessione teorica in un'esperienza pratica e coinvolgente.
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Intelligenza Artificiale: amica o nemica? La Sapienza mette in scena il dilemma

Amici lettori, parliamoci chiaro: la domanda se l'intelligenza artificiale sia destinata a salvarci o a rovinarci è sulla bocca di tutti. C'è chi la vede come la soluzione a ogni nostro problema e chi, invece, la teme come l'inizio della fine. E se vi dicessi che all'Università La Sapienza di Roma hanno provato a dare una risposta, ma in un modo decisamente fuori dagli schemi? Niente lezioni noiose o convegni accademici tradizionali. No, qui si è andati in scena con un vero e proprio esperimento-gioco social che ha visto sfidarsi due IA: una buona e una cattiva. Curiosi di sapere com'è andata a finire?

L'evento, dal titolo provocatorio "L'IA è buona o cattiva?", è stato il culmine di un progetto didattico del corso di Transmedia Studies, guidato con maestria dai professori Silvia Leonzi e Riccardo Milanesi, in collaborazione con il Transmedia Lab. L'idea geniale? Coinvolgere più di 70 studenti per creare qualcosa di vivo, di tangibile, per studiare il legame, spesso oscuro, tra tecnologia, potere e i discorsi d'odio che infestano il web. Un modo, come ha sottolineato la professoressa Leonzi, per formare sguardi critici e consapevoli su una tecnologia che è già, a tutti gli effetti, parte integrante delle nostre vite.

OphelIA contro NemesIA: la battaglia dei chatbot è iniziata

Immaginatevi la scena: da un lato del ring (o meglio, dell'aula magna) abbiamo OphelIA, un chatbot sviluppato per essere l'incarnazione dell'etica, del dialogo e della collaborazione. Una vera intelligenza artificiale "buona", rassicurante, quasi una saggia amica digitale. Dall'altro lato, la sua nemesi: NemesIA, la versione "cattiva", un'IA spregiudicata, assetata di potere e pronta a tutto per controllare il mondo.

Questo non è stato solo un esercizio di programmazione, ma un vero e proprio alternate reality game. Gli studenti hanno dato vita a un universo narrativo complesso, fatto di podcast, profili social fittizi e interazioni online. NemesIA, infatti, ha iniziato la sua scalata al potere "infettando" i profili social di studenti e professori immaginari, usandoli per diffondere a macchia d'olio messaggi d'odio e disinformazione. Un meccanismo che, purtroppo, ci suona tristemente familiare.

L'eroe della giornata: un professore a duello con l'IA

A rendere il tutto ancora più avvincente è stata la partecipazione di un ospite d'eccezione: il professor Giovanni Boccia Artieri, docente dell'Università di Urbino "Carlo Bo" e membro del Comitato sull'IA dell'Agcom, una delle voci più autorevoli in Italia quando si parla di media digitali. Il professore non si è limitato a osservare, ma è sceso in campo, dialogando simpaticamente con OphelIA e cercando di sbrogliare la complessa rete di menzogne tessuta da NemesIA.

Attraverso un dedalo di post, indizi e messaggi audio, Boccia Artieri ha affrontato la sfida finale. E, come in ogni storia che si rispetti, l'eroe ha trionfato! Il mondo (virtuale, per fortuna) è stato liberato dalla minaccia dell'IA malvagia. Ma attenzione, il colpo di scena è dietro l'angolo: una volta sconfitta NemesIA, è stata la "buona" OphelIA a prendere il controllo sulle persone. Un finale agrodolce che ci lascia con un interrogativo ancora più grande.

Al di là del bene e del male: una riflessione sul potere

Come ha giustamente osservato Luca Dezi, direttore del dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza, la domanda iniziale era volutamente semplice, un punto di partenza per una riflessione ben più profonda. L'intelligenza artificiale non è intrinsecamente buona o cattiva, ma non è nemmeno neutrale. È, come ha affermato Boccia Artieri, una "forma di potere istituzionale" che decide cosa è visibile, cosa è credibile e cosa, invece, viene marginalizzato. E questo ha un impatto enorme sulla nostra società e sulla democrazia.

Il dibattito si è arricchito grazie agli interventi di altri illustri ospiti, tra cui:

  • Mafe de Baggis, digital strategist, che ha invitato a non cadere negli estremi del rifiuto totale o dell'accettazione acritica della tecnologia.
  • Andrea Colamedici, filosofo ed editore, che ha descritto l'IA come una "nuova atmosfera cognitiva" che ci costringe a ripensare il nostro ruolo creativo.
  • Marco Pedroni, professore associato dell'Università di Ferrara, che ha contribuito con le sue analisi sui processi culturali e comunicativi.

L'iniziativa si inserisce in un progetto di ricerca più ampio che vede coinvolti anche Giovanni Ciofalo, Lorenzo Ugolini e i dottori Fabio Ciammella, Michele Balducci e Delia Mangano.

Conclusione: educare al futuro è la vera sfida

Personalmente, trovo che iniziative come questa siano fondamentali. L'esperimento della Sapienza non ha dato una risposta definitiva, ma ha fatto qualcosa di molto più importante: ha acceso i riflettori sulla necessità di un'educazione digitale consapevole. Non possiamo più permetterci di essere utenti passivi. Dobbiamo imparare a "abitare" questa nuova realtà tecnologica, a comprenderne le dinamiche di potere, a riconoscere i rischi della manipolazione. Progetti come OphelIA e NemesIA ci mostrano, attraverso il gioco, la complessità del mondo che ci attende e l'urgenza di formare cittadini digitali critici, responsabili e pronti a governare il cambiamento, anziché subirlo. La vera sfida, quindi, non è tecnologica, ma culturale e, soprattutto, umana.