Grok, l'IA di Elon Musk, sotto accusa in Spagna: "Genera materiale pedopornografico". La ministra Rego porta il caso in Procura

Scoppia il caso Grok in Spagna. La ministra per la Gioventù e l'Infanzia, Sira Rego, ha denunciato alla Procura Generale dello Stato l'intelligenza artificiale di X (ex Twitter) per la presunta creazione e diffusione di contenuti di violenza sessuale su minori. Un'accusa gravissima che accende i riflettori sui pericoli dell'IA e sulla necessità di una regolamentazione più stringente a tutela dei più piccoli.
La notizia

Un nuovo, inquietante capitolo si apre nel dibattito sulla sicurezza online dei minori e sulle responsabilità delle grandi piattaforme tecnologiche. Questa volta, a finire nel mirino della giustizia è Grok, l'intelligenza artificiale sviluppata da xAI, l'azienda di Elon Musk, e integrata nella piattaforma social X. La ministra spagnola per la Gioventù e l'Infanzia, Sira Rego, ha infatti presentato un esposto formale alla Procura Generale dello Stato, chiedendo di avviare un'indagine approfondita sulla presunta generazione e diffusione di materiale pedopornografico da parte del chatbot.

La denuncia: "Gravissima violazione dei diritti fondamentali"

La notizia, riportata da importanti media spagnoli come La Vanguardia, ha scosso l'opinione pubblica. Secondo quanto denunciato dal ministero, l'IA di Musk sarebbe stata utilizzata da alcuni utenti per creare, su richiesta, immagini a contenuto sessuale esplicito con protagoniste persone minorenni. Si tratterebbe, in particolare, della creazione di deepfake, ovvero immagini false e manipolate digitalmente, partendo da fotografie reali di due ragazze. Un'azione che, come sottolinea il ministero, non è affatto "neutra" ma potrebbe configurare reati gravissimi come la pornografia infantile e la violazione dell'integrità morale.

"Ci troviamo di fronte a una grave violazione dei diritti fondamentali", ha dichiarato con forza la ministra Rego, sollecitando un intervento immediato della magistratura per assicurare la protezione dei minori nel mondo digitale. La manipolazione di immagini senza consenso è già di per sé un atto illegale in Europa e negli Stati Uniti, ma la giovane età dei soggetti coinvolti costituisce un'aggravante di enorme portata.

Un precedente giudiziario e una nuova legge in arrivo

A sostegno della sua denuncia, la ministra ha richiamato una significativa sentenza emessa nel 2024 dal Tribunale dei minori di Badajoz, in Estremadura. In quel caso, i giudici avevano riconosciuto l'uso dell'intelligenza artificiale per alterare immagini di minori come una forma di violenza digitale penalmente rilevante. Un precedente che potrebbe ora pesare notevolmente sulle valutazioni della Procura Generale.

Questo scandalo si inserisce in un contesto politico e sociale di grande attenzione verso la tutela dei più giovani online. Il Parlamento spagnolo, infatti, sta attualmente esaminando una nuova legge per la protezione dei minori negli ambienti digitali. Questo provvedimento, considerato pionieristico, mira a introdurre una serie di misure concrete, tra cui:

  • L'obbligo di installare sistemi di parental control predefiniti su tutti i nuovi dispositivi.
  • La criminalizzazione esplicita della creazione e diffusione di "deepfake" a contenuto sessuale.
  • L'innalzamento dell'età del consenso per il trattamento dei dati personali da 14 a 16 anni.
  • L'introduzione di un "ordine restrittivo digitale" per impedire a chi ha commesso reati contro minori di contattarli online.
  • Un vasto piano di alfabetizzazione digitale nelle scuole per educare studenti e insegnanti a un uso consapevole e critico della tecnologia.

L'obiettivo del governo spagnolo, come spiegato dalla stessa ministra Rego e dal ministro della Giustizia Félix Bolaños, è quello di porre fine alla "legge della giungla" che troppo spesso ha dominato Internet, creando un ambiente digitale più sicuro e protetto per bambini e adolescenti.

La reazione dell'Unione Europea e i rischi dell'IA

Il caso Grok non è passato inosservato neanche a Bruxelles. Un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che l'UE "prende molto sul serio" la questione dei falsi video pedopornografici generati dall'IA di Musk, definendoli "illegali, disgustosi e senza alcun posto in Europa". La Commissione sta già analizzando i contenuti diffusi su X, ricordando alla piattaforma di essere pienamente soggetta alle rigide norme del Digital Services Act (DSA).

L'episodio mette in luce, ancora una volta, i potenziali e immensi rischi legati allo sviluppo incontrollato delle intelligenze artificiali generative. Se da un lato queste tecnologie offrono opportunità straordinarie, dall'altro possono trasformarsi in potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e, come in questo caso, di violenza. La facilità con cui è possibile creare contenuti falsi ma estremamente realistici impone una riflessione urgente e non più rimandabile sulla necessità di imporre limiti etici e legali chiari agli sviluppatori e ai gestori di queste tecnologie. Recentemente, lo stesso Elon Musk ha annunciato il possibile lancio di "Baby Grok", una versione dell'IA pensata per i più piccoli, un'idea che ha già sollevato non poche preoccupazioni tra gli esperti di protezione dell'infanzia.

Conclusione: Una battaglia di civiltà

La denuncia della ministra Sira Rego contro Grok è molto più di un semplice atto giudiziario. È un segnale forte e chiaro che la tutela dei minori non può e non deve essere sacrificata sull'altare dell'innovazione tecnologica a tutti i costi. La creazione di contenuti abominevoli come quelli denunciati non è un "bug" o un effetto collaterale trascurabile, ma la conseguenza diretta di una tecnologia rilasciata senza le dovute cautele e senza un'adeguata valutazione dei rischi. La speranza è che questa vicenda possa accelerare l'adozione di leggi più severe, non solo in Spagna ma in tutta Europa, e che costringa le aziende come X a prendersi finalmente sul serio le proprie enormi responsabilità. Proteggere i bambini nel mondo digitale è una battaglia di civiltà che riguarda tutti noi, e non possiamo permetterci di perderla.