Grok e i Deepfake a sfondo sessuale: l'Europa accende un faro su X, l'Irlanda apre un'indagine su larga scala

L'autorità irlandese per la protezione dei dati ha ufficialmente avviato un'indagine ad ampio raggio su X (precedentemente noto come Twitter) in merito alla capacità del suo chatbot basato su intelligenza artificiale, Grok, di generare immagini deepfake a sfondo sessuale e non consensuali, coinvolgendo anche minori. Questa mossa si inserisce in un contesto di crescente pressione normativa a livello internazionale nei confronti della piattaforma di Elon Musk, già nel mirino della Commissione Europea per potenziali violazioni del Digital Services Act.
La notizia

Ciao a tutti, amici del web! Oggi parliamo di un argomento che sta facendo tremare i polsi ai giganti della tecnologia e che ci tocca tutti da vicino: la privacy e la sicurezza online. Tenetevi forte, perché la notizia è di quelle importanti: l'Irlanda ha messo ufficialmente sotto inchiesta X, la piattaforma social di Elon Musk, per una questione molto delicata legata al suo nuovo strumento di intelligenza artificiale, Grok.

Cosa sta succedendo esattamente? L'indagine irlandese nel dettaglio

La Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), che agisce come principale organo di controllo per l'Unione Europea dato che la sede europea di X si trova a Dublino, ha annunciato l'apertura di un'"inchiesta su larga scala". Al centro del ciclone c'è la presunta capacità di Grok di creare e diffondere "immagini potenzialmente dannose, intime o sessualizzate non consensuali che coinvolgono europei, compresi i bambini". In pratica, sembra che alcuni utenti siano riusciti a "convincere" l'IA a generare deepfake a sfondo sessuale partendo da foto di persone reali, un'eventualità a dir poco inquietante.

Il vice commissario della DPC, Graham Doyle, ha sottolineato che l'autorità si è mossa non appena sono emerse le prime notizie sui media, avviando un dialogo con X già da alcune settimane. L'indagine mira a verificare se X abbia rispettato i suoi obblighi fondamentali previsti dal temutissimo GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati). Nello specifico, gli investigatori si concentreranno su alcuni articoli chiave:

  • Articolo 5: Riguarda i principi fondamentali del trattamento dei dati personali, come la liceità, la correttezza e la trasparenza.
  • Articolo 6: Definisce le condizioni per cui il trattamento dei dati è lecito.
  • Articolo 25: Impone la "protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita" (privacy by design and by default).
  • Articolo 35: Richiede una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (DPIA) prima di avviare trattamenti che possono presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone.

Se venissero accertate delle violazioni, le sanzioni potrebbero essere salatissime, arrivando fino al 4% del fatturato globale annuo dell'azienda.

Non solo l'Irlanda: un fronte internazionale contro i deepfake

L'iniziativa irlandese non è un caso isolato. Anzi, si inserisce in un coro di preoccupazioni e azioni legali che sta montando a livello globale. Già a gennaio, la Commissione Europea aveva avviato un'indagine formale su X ai sensi del Digital Services Act (DSA), la nuova e potente normativa europea per regolamentare i giganti di Internet. L'indagine UE vuole capire se X abbia valutato e mitigato adeguatamente i rischi sistemici legati all'introduzione di Grok, inclusa la diffusione di contenuti illegali come immagini di abusi sessuali su minori.

Ma la pressione non si ferma ai confini dell'UE. Anche altri paesi hanno alzato la voce e avviato le proprie indagini, tra cui:

  1. Regno Unito: L'Information Commissioner's Office (ICO) e l'Ofcom (l'autorità per le comunicazioni) stanno indagando su potenziali violazioni delle leggi sulla protezione dei dati e sulla sicurezza online.
  2. Francia: Le autorità francesi hanno persino perquisito gli uffici di X a Parigi nell'ambito di un'indagine su reati legati alla diffusione di immagini di abusi su minori e deepfake sessuali.
  3. Spagna: Il governo ha chiesto alla procura di indagare su X, Meta e TikTok per la creazione e proliferazione di materiale pedopornografico generato dall'IA.
  4. Canada, Australia, India e Malesia sono solo alcuni degli altri paesi che hanno espresso serie preoccupazioni e avviato procedure di verifica.

Questo fronte compatto dimostra come il problema dei deepfake non consensuali sia diventato una priorità per i regolatori di tutto il mondo, che non sembrano disposti a lasciare campo libero alle piattaforme tecnologiche.

La risposta di X e le misure (insufficienti?) adottate

Messo sotto accusa, il social network di Musk non è rimasto a guardare. Già a gennaio, X ha dichiarato di aver introdotto delle restrizioni. In particolare, la società ha affermato di aver limitato la generazione e la modifica delle immagini tramite Grok ai soli abbonati paganti, nel tentativo di aggiungere un livello di responsabilità e tracciabilità. Inoltre, ha implementato misure tecnologiche per impedire a Grok di modificare immagini di persone reali per aggiungere abiti succinti.

Tuttavia, queste contromisure non sembrano aver convinto le autorità di regolamentazione. L'apertura dell'indagine "su larga scala" da parte dell'Irlanda è la prova che i dubbi sulla sufficienza di queste "pezze" sono ancora molti. La questione fondamentale, che l'indagine cercherà di chiarire, è se una piattaforma possa lanciare strumenti di intelligenza artificiale così potenti senza aver prima implementato delle garanzie di sicurezza a prova di bomba, come richiesto esplicitamente dal GDPR con il principio di "privacy by design".

Conclusione: un bivio cruciale per l'IA e i social media

Ci troviamo di fronte a un momento decisivo. Da un lato, l'intelligenza artificiale generativa apre scenari incredibili e potenzialmente rivoluzionari. Dall'altro, come dimostra il caso Grok, i rischi di un suo uso improprio sono enormi e spaventosi. La creazione di deepfake a sfondo sessuale non è un "gioco" o un "effetto collaterale" trascurabile: è una violazione profonda della dignità e della privacy delle persone, con conseguenze psicologiche potenzialmente devastanti, soprattutto quando coinvolge i più giovani.

L'azione compatta delle autorità europee e internazionali è un segnale forte e chiaro: l'innovazione non può avvenire a discapito dei diritti fondamentali. Le aziende che sviluppano e implementano queste tecnologie hanno la responsabilità, legale e morale, di garantire che i loro prodotti siano sicuri fin dalla progettazione. Non si può lanciare uno strumento potentissimo e sperare che "tutto vada bene", per poi correre ai ripari solo dopo che il danno è stato fatto. L'esito di queste indagini non solo determinerà il futuro di Grok su X in Europa, ma stabilirà un precedente fondamentale per l'intero settore dell'intelligenza artificiale. La speranza è che si vada verso un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell'uomo, e non uno strumento per ferirlo.