Google "sotto esame" in Italia: l'Intelligenza Artificiale in cerca di equilibrio tra innovazione e informazione

I vertici di Google Italia sono stati ascoltati dalla Commissione AI per l'informazione, presieduta da Padre Paolo Benanti. Al centro del dibattito, le nuove funzioni di ricerca come "AI Overviews" e i timori degli editori per il futuro del giornalismo. Google si mostra collaborativa, ma la strada per un'informazione sostenibile nell'era dell'IA è ancora tutta da scrivere.
La notizia

Ciao a tutti, amici del web! Oggi parliamo di un argomento che ci tocca da vicino, ogni volta che facciamo una ricerca online: l'intelligenza artificiale. E non una qualunque, ma quella di Google, il gigante che plasma il nostro modo di accedere alle informazioni. Recentemente, a Roma, si è tenuto un incontro che potrebbe definire il futuro del giornalismo e dell'informazione nel nostro Paese. I vertici di Google Italia, infatti, sono stati convocati per un'audizione dalla Commissione AI per l'informazione. Un nome un po' altisonante, ma che nasconde una missione importantissima: capire come l'IA sta cambiando le carte in tavola e assicurarsi che il gioco sia equo per tutti.

Un incontro al vertice: chi c'era e perché

Immaginatevi la scena: da una parte del tavolo, Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google Italy, e Mattia Tarelli, Government Affairs and Public Policy Manager. Dall'altra, i membri della Commissione presieduta da una figura di spicco come Padre Paolo Benanti, un teologo e filosofo considerato uno dei massimi esperti di etica delle tecnologie, tanto da essere consigliere del Papa e membro del comitato sull'IA delle Nazioni Unite. A completare il quadro, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, Alberto Barachini, a testimonianza dell'importanza che il governo attribuisce a questa tematica.

Ma qual era il piatto forte della discussione? Le nuove, fiammanti (e un po' controverse) funzioni di ricerca di Google, come AI Overviews e AI Mode. Se non ne avete ancora sentito parlare, si tratta di strumenti che, grazie all'intelligenza artificiale, non si limitano a fornirvi una lista di link, ma creano un vero e proprio riassunto della risposta alla vostra domanda, direttamente in cima alla pagina dei risultati. Comodo, vero? Forse troppo, secondo alcuni.

Il grido d'allarme degli editori: "Traffic Killer" o progresso?

Ed è qui che la faccenda si complica. La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha lanciato un vero e proprio allarme, presentando una segnalazione all'Agcom (l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). La loro paura, espressa senza mezzi termini, è che queste nuove funzioni portino a una "sostituzione dei fornitori di contenuti giornalistici su una scala senza precedenti". In parole povere, se Google ti dà già la pappa pronta, che motivo hai di cliccare sul link di un giornale online per leggere l'articolo completo?

Gli editori hanno definito queste tecnologie un "traffic killer", un assassino di traffico web. E il traffico, per un sito di informazione, è vita. Meno visite significano meno introiti pubblicitari e, alla lunga, una minaccia concreta alla sostenibilità economica del giornalismo professionale. Un rischio, secondo la FIEG, che potrebbe compromettere la diversità dei media e persino favorire la disinformazione. Studi indipendenti, come quelli del Pew Research Center e di Similarweb, sembrano confermare queste preoccupazioni, mostrando un calo dei click verso siti esterni quando compaiono i riassunti AI.

La difesa di Google e la mano tesa

Naturalmente, i rappresentanti di Google Italia hanno offerto una prospettiva diversa. Durante l'audizione, Ciulli e Tarelli hanno illustrato il funzionamento e gli obiettivi di AI Overviews e AI Mode, cercando di fugare i dubbi dei commissari e del Sottosegretario Barachini. La posizione di Google è che questi strumenti non mirano a sostituire le fonti originali, ma a offrire un'esperienza di ricerca più ricca e complementare.

L'aspetto più incoraggiante dell'incontro è stata la manifestata disponibilità di Google a collaborare attivamente con la Commissione. Un'apertura importante per trovare un punto di equilibrio che, da un lato, non freni l'innovazione tecnologica e, dall'altro, salvaguardi il valore e la sostenibilità dei contenuti giornalistici professionali. Si parla di trasparenza nell'attribuzione delle fonti e di possibili futuri accordi per la remunerazione dei contenuti, una strada già percorsa in altri contesti.

Quale futuro per l'informazione?

La questione è complessa e tocca nervi scoperti. Da un lato abbiamo la spinta inarrestabile della tecnologia che cerca di semplificarci la vita. Dall'altro, la necessità di proteggere un pilastro della nostra democrazia: l'informazione di qualità, frutto del lavoro di professionisti. Come ha sottolineato in passato Padre Benanti, è fondamentale valorizzare la professione dei giornalisti e garantire la sostenibilità economica dell'editoria. Anche il Sottosegretario Barachini ha ribadito l'impegno a difendere il diritto d'autore e a sostenere l'informazione responsabile come argine alla disinformazione.

L'audizione romana è solo un capitolo di una storia molto più grande, che si sta scrivendo a livello globale. Trovare la quadra non sarà facile, ma il dialogo avviato tra le istituzioni, gli editori e un colosso come Google è un primo passo fondamentale.

Conclusione: un punto di vista

Da osservatore e fruitore di notizie, credo che la sfida sia trovare una sintesi virtuosa. L'intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo, che può aiutarci ad accedere alla conoscenza in modi prima impensabili. Non possiamo e non dobbiamo fermarla. Tuttavia, non possiamo neanche permettere che la comodità di una risposta immediata ci faccia dimenticare il valore del contesto, dell'approfondimento e della pluralità delle fonti che solo il giornalismo di qualità può offrire. La soluzione, a mio avviso, non sta nel creare muri, ma nel costruire ponti: modelli di business innovativi, regole chiare e trasparenti, e una maggiore consapevolezza da parte di noi utenti. La collaborazione offerta da Google è un segnale positivo, ma ora dovrà tradursi in azioni concrete. Il futuro dell'informazione dipende dalla capacità di tutti gli attori in campo – giganti tecnologici, editori, istituzioni e cittadini – di lavorare insieme per un ecosistema digitale che sia non solo intelligente, ma anche equo e sostenibile.