Ciao a tutti, amici del web! Tenetevi forte perché la notizia di oggi è una di quelle che potrebbero cambiare il modo in cui navighiamo e ci informiamo online. Avete presente le nuove risposte generate dall'intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca di Google? Ecco, proprio loro sono al centro di un vero e proprio terremoto che dall'Italia è arrivato fino a Bruxelles.
Cosa è successo? L'AGCOM scende in campo
L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, meglio conosciuta come AGCOM, ha deciso di vederci chiaro e ha inviato una segnalazione ufficiale alla Commissione Europea. L'oggetto del contendere? I nuovi servizi di Google, chiamati AI Overviews e AI Mode, che forniscono risposte sintetiche e dirette alle nostre domande, senza la necessità di cliccare sui link dei vari siti web. Una bella comodità , direte voi. E in parte lo è. Ma c'è un "ma" grande come una casa, sollevato nientemeno che dalla FIEG, la Federazione Italiana Editori Giornali.
Secondo gli editori, infatti, questa nuova funzionalità sta causando una drastica riduzione della visibilità e della reperibilità dei loro contenuti. In pratica, se Google ci dà già la pappa pronta, perché dovremmo prenderci la briga di visitare i siti delle testate giornalistiche? Il risultato, secondo la FIEG, è un crollo verticale del traffico verso i loro portali, con cali stimati fino al 40%. Questo, capite bene, mette a serio rischio la sostenibilità economica di tutto il settore editoriale, soprattutto per le realtà più piccole e indipendenti.
Le ragioni degli editori: non solo una questione di "click"
Ma la preoccupazione degli editori non è solo economica. Ci sono in ballo questioni molto più grandi, che toccano tutti noi da vicino. La FIEG, infatti, ha messo sul tavolo diversi punti critici:
- Pluralismo dell'informazione: Se l'accesso alle fonti originali viene meno, si rischia di avere una visione del mondo filtrata da un unico, potentissimo, attore. La diversità di opinioni e di punti di vista, che è il sale della democrazia, potrebbe essere seriamente compromessa.
- Libertà di espressione: La sostenibilità delle testate giornalistiche è legata a doppio filo con la loro capacità di produrre informazione libera e indipendente. Meno risorse significano meno giornalismo d'inchiesta, meno approfondimenti e, in ultima analisi, meno controllo sul potere.
- Affidabilità delle informazioni: Un altro tema caldissimo sono le cosiddette "allucinazioni" dell'intelligenza artificiale. A volte, i sistemi di IA possono generare risposte imprecise, errate o completamente inventate. Senza la possibilità di verificare facilmente le fonti originali, come possiamo essere sicuri della veridicità di ciò che leggiamo?
L'iniziativa dell'AGCOM, che ha agito dopo aver ascoltato le ragioni di Google, della FIEG e anche della FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), si basa sul Digital Services Act (DSA), il nuovo regolamento europeo che impone obblighi più stringenti alle grandi piattaforme online per mitigare i rischi sistemici, come quelli legati, appunto, alla disinformazione e alla libertà dei media.
La voce fuori dal coro: la commissaria Elisa Giomi
Attenzione però, perché la decisione in seno all'AGCOM non è stata unanime. A votare contro la segnalazione alla Commissione Europea è stata la commissaria Elisa Giomi, che ha espresso una posizione molto forte e controcorrente. Secondo la Giomi, questa mossa rischia di trasformare l'AGCOM in un organo protezionistico degli interessi economici di una specifica categoria (gli editori), piuttosto che in un garante del pluralismo per tutti i cittadini.
"Segnalando alla Commissione europea il presunto danno al pluralismo informativo causato da AI mode e AI overview di Google, che sostituirebbero le fonti giornalistiche e ridurrebbero i click, il consiglio di Agcom crea un problema di identita' istituzionale dell'Autorita' prima ancora che regolatorio", ha dichiarato la commissaria. Pur riconoscendo la serietà del problema della sostenibilità economica dell'editoria, la Giomi ritiene che forzare gli strumenti regolatori per "iniettare liquidità " a un comparto industriale, mascherando l'operazione come tutela del pluralismo, sia una strada sbagliata e poco trasparente.
E ora? La palla passa a Bruxelles
Con la segnalazione dell'AGCOM, la questione è ora ufficialmente sul tavolo della Commissione Europea. Sarà Bruxelles a dover valutare se i nuovi servizi di Google violino effettivamente il Digital Services Act e se sia necessario avviare un'indagine formale. La decisione non è scontata e si inserisce in un contesto già molto caldo, che vede un'altra indagine antitrust già in corso su Google per un possibile abuso di posizione dominante legato proprio all'uso di contenuti editoriali per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.
Il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha ovviamente espresso grande apprezzamento per la decisione dell'AGCOM, sottolineando come questa testimoni l'attenzione dell'Autorità per gli effetti di questi nuovi sistemi sul settore.
Conclusione: un bivio per il futuro dell'informazione
Ci troviamo di fronte a un bivio cruciale. Da un lato, l'innovazione tecnologica che promette di renderci la vita più semplice e l'accesso alle informazioni più immediato. Dall'altro, la necessità di proteggere un ecosistema informativo sano, plurale e sostenibile, che è un pilastro fondamentale delle nostre società democratiche. La vicenda AGCOM-Google è molto più di una semplice disputa tecnica o economica; è una cartina di tornasole che ci mostra le sfide immense che l'avvento dell'intelligenza artificiale generativa ci pone. La speranza è che da questo confronto, anche aspro, possa nascere un nuovo equilibrio, capace di tenere insieme l'innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali, a salvaguardia di quel pluralismo informativo che è, in fondo, un bene di tutti noi.
