Google AI contro i giornali? L'Agcom lancia l'allarme a Bruxelles e difende il nostro diritto a sapere

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), per voce del suo presidente Giacomo Lasorella, ha sollevato un polverone che tocca tutti noi. Al centro della bufera c'è l'intelligenza artificiale di Google e il suo impatto sul mondo dell'informazione. Il rischio? Che le risposte immediate dell'AI ci disabituino a leggere i giornali, mettendo in crisi non solo un settore, ma il nostro diritto a un'informazione plurale e verificata. Scopriamo insieme cosa sta succedendo e perché questa battaglia ci riguarda da vicino.
La notizia

Immagina di fare una domanda a Google e di ricevere, invece della solita lista di link, una risposta già pronta, confezionata e servita su un piatto d'argento dalla sua intelligenza artificiale. Comodo, vero? Forse troppo. È questo il cuore del problema sollevato da Giacomo Lasorella, presidente dell'Agcom (l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), durante un recente convegno all'Università La Sapienza di Roma. Un intervento che ha acceso i riflettori su una questione cruciale per il futuro dell'informazione e, in fondo, della nostra democrazia.

L'Allarme dell'Agcom: "Rischiamo di non leggere più i giornali"

Le parole di Lasorella sono state chiare e dirette. L'introduzione delle nuove modalità di ricerca basate sull'intelligenza artificiale di Google, come "AI Mode" o "AI Overviews", rappresenta "un caso evidente di impatto sull'informazione". Il timore, tutt'altro che infondato, è che fornendo agli utenti risposte sintetiche e immediate, l'AI possa di fatto sostituire la consultazione delle fonti originali. In parole povere: "andando a cercare in AI Mode il rischio è di non leggere più i giornali".

Questo non è solo un problema per gli editori, che vedono minacciato il loro modello di business basato sul traffico ai propri siti. È una questione che ci tocca tutti. Se smettiamo di approfondire, di confrontare diverse fonti e di leggere articoli completi, rischiamo una "compressione della libertà informativa". Ci accontentiamo di una pappa pronta, senza conoscere gli ingredienti, la ricetta e, soprattutto, chi è il cuoco. Questo scenario mette a repentaglio il pluralismo, ovvero la possibilità di accedere a tanti punti di vista diversi, fondamentale per formarsi un'opinione critica e consapevole.

Una Battaglia Europea: L'Italia non è sola

L'Agcom non è la prima a sollevare il problema. Lasorella ha infatti sottolineato che l'Autorità tedesca si è già mossa nella stessa direzione. L'Italia si appresta quindi a fare lo stesso, con una segnalazione formale alla Commissione Europea. L'obiettivo è creare un fronte comune a livello continentale per affrontare un gigante come Google.

La base giuridica di questa azione è solida e si fonda su due pilastri della legislazione europea:

  • L'European Media Freedom Act (EMFA): In particolare, l'articolo 3 di questa nuova normativa sancisce il diritto dei cittadini "di accedere a più fonti di informazioni". Un diritto che, secondo l'Agcom, le nuove funzioni AI di Google metterebbero a serio rischio.
  • Il Digital Services Act (DSA): Questa normativa, che regola le piattaforme digitali, viene vista da Lasorella come "l'unico presidio a livello mondiale rispetto ad un mondo in trasformazione". Il DSA mira a creare un ambiente online più sicuro e trasparente, contrastando la disinformazione e le manipolazioni.

La questione è complessa e richiede, come ha evidenziato lo stesso presidente Agcom, un dialogo costante tra le istituzioni, i regolatori europei e il mondo della ricerca scientifica per essere affrontata in modo efficace.

La Difesa di Google e le Tensioni Interne

Naturalmente, Google non ci sta a passare per il cattivo della storia. Durante lo stesso convegno, Diego Ciulli, responsabile delle relazioni istituzionali di Google Italia, ha replicato definendo le nuove funzioni AI come una "naturale evoluzione del motore di ricerca". Secondo Google, l'AI non limita l'accesso alle fonti, ma lo migliora, e non ci sarebbero prove che porti la gente a leggere meno i giornali.

La vicenda, però, ha creato anche qualche tensione interna alla stessa Agcom. Pochi giorni dopo le dichiarazioni di Lasorella, alcuni commissari dell'Autorità hanno precisato che, al momento, non è stata ancora adottata una delibera formale per la segnalazione e che la questione è ancora in fase di istruttoria. Un segnale di come il tema sia delicato e il dibattito ancora aperto, anche all'interno delle stesse istituzioni.

Perché questa notizia è importante per te?

Potresti pensare che questa sia una battaglia tra un'autorità di garanzia e un colosso tecnologico, una faccenda per addetti ai lavori. Invece, è esattamente il contrario. La posta in gioco è il modo in cui ci informeremo domani.

  1. La qualità dell'informazione: Un riassunto, per quanto ben fatto, non potrà mai sostituire la profondità, il contesto e le sfumature di un articolo giornalistico. Il rischio è un appiattimento generale del sapere.
  2. La sopravvivenza del giornalismo: Senza visite ai loro siti, i giornali online non possono sostenersi economicamente. Questo significa meno giornalisti, meno inchieste, meno voci a raccontare il mondo. Già oggi, alcuni editori denunciano cali di traffico drastici, fino al 40%, a causa delle nuove funzioni AI.
  3. Il pericolo dell' "epistemia": Gli esperti parlano di "epistemia", ovvero l'illusione di sapere tutto solo perché una macchina ci fornisce una risposta immediata. Questo ci rende più vulnerabili alla disinformazione e meno capaci di pensiero critico.

Conclusione: Un Equilibrio da Trovare

È evidente che non si può fermare l'innovazione tecnologica, e l'intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio un'opportunità straordinaria in molti campi. Tuttavia, è altrettanto evidente che il suo sviluppo non può avvenire in un far west senza regole, soprattutto quando tocca nervi scoperti come il diritto all'informazione e la salute del dibattito democratico. La mossa dell'Agcom, al di là delle tempistiche e delle procedure interne, ha il grande merito di aver posto con forza una questione ineludibile. Trovare un equilibrio tra il progresso tecnologico e la tutela del pluralismo informativo è la vera sfida dei nostri tempi. La speranza è che la Commissione Europea ascolti questo campanello d'allarme e che si riesca a costruire un futuro digitale in cui l'AI sia uno strumento per arricchire la nostra conoscenza, non per impoverirla o, peggio, per controllarla.