Generazione Z: perché i giovani vedono il mondo come un "luogo spaventoso"?

Una recente ricerca americana dipinge un quadro preoccupante della Generazione Z: giovani pessimisti, cinici e spaventati da un futuro incerto. Analizziamo insieme i risultati dello studio del professor Gabriel Rubin e cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro questa visione del mondo così cupa e quali sono le paure che attanagliano i cosiddetti "nativi digitali".
La notizia

Un mondo "spaventoso": la fotografia della Generazione Z

Immagina di guardare il mondo con occhi costantemente preoccupati, di sentirti impotente di fronte ai grandi problemi e di percepire il futuro non come una promessa, ma come una minaccia. Questa, in sintesi, è la visione del mondo che emerge da una recente e approfondita ricerca sulla Generazione Z, i ragazzi nati tra il 1997 e il 2012. Lo studio, condotto negli Stati Uniti dal team di ricerca di Gabriel Rubin, professore di Giustizia e diritti umani presso la Montclair State University, ci restituisce un'immagine a tinte fosche dei cosiddetti "nativi digitali".

La ricerca, iniziata nel 2022 e basata su oltre 100 interviste con giovani del Nord-Est degli USA, è stata presentata al convegno della Società Americana per l'analisi del rischio (Sra) e ha evidenziato quello che Rubin stesso definisce un "preoccupante cambiamento". Se all'inizio dello studio, nel 2022, le voci dei ragazzi erano ancora intrise di un certo ottimismo, con il passare del tempo il pessimismo ha preso il sopravvento. Oggi, la sensazione dominante è che cambiare le cose sia terribilmente difficile, se non impossibile.

Le radici della paura: cosa spaventa davvero i giovani?

Ma da dove nasce questa ansia generalizzata? I fattori in gioco sono molteplici e complessi. Eventi globali come la pandemia di Covid-19 e i relativi lockdown hanno lasciato un segno indelebile, plasmando profondamente le esperienze di questi giovani. A questo si aggiungono paure più concrete e quotidiane:

  • La perdita dei diritti: C'è un timore crescente di vedere svanire diritti dati per acquisiti, in particolare tra le giovani donne preoccupate per i loro diritti legati alla maternità e alla salute riproduttiva.
  • Criminalità e discriminazione: La paura della violenza e delle ingiustizie sociali è un pensiero costante che alimenta un senso di insicurezza.
  • Preoccupazioni economiche: L'incertezza lavorativa e la difficoltà di raggiungere una stabilità finanziaria pesano come un macigno sulle prospettive future.
  • La valanga di informazioni: I social media, onnipresenti nella vita della Gen Z, sono identificati come una delle maggiori fonti di rischio. Il flusso costante di notizie, spesso negative e allarmistiche, contribuisce a creare una percezione distorta e amplificata dei pericoli.
  • Crisi climatica: La sensazione di impotenza di fronte a problemi enormi come il cambiamento climatico, per i quali non si vedono soluzioni a breve termine, genera stress e depressione.

Come sottolinea il professor Rubin, molti di questi timori sono più percezioni interne che minacce concrete e immediate. Eppure, questa costante sensazione di pericolo porta i giovani a "percepire il rischio ovunque si girino".

Una visione in bianco e nero: la percezione del rischio

Un altro aspetto estremamente interessante emerso dalla ricerca è il modo in cui la Generazione Z percepisce il rischio. Sembra mancare la capacità di vedere le sfumature. Per loro, una situazione è o completamente sicura o totalmente pericolosa. Manca, in altre parole, la consapevolezza che il rischio esiste lungo uno spettro di possibilità che possono essere valutate, gestite e mitigate.

Questa visione polarizzata, quasi "bianco o nero", del mondo li porta a vivere in uno stato di allerta costante. Si tratta di una disparità nella valutazione del rischio che, secondo gli studi, ha portato molti giovani a sentirsi ansiosi e depressi. È un mondo in cui la sicurezza è un'assenza totale di pericolo, un ideale quasi irraggiungibile che, di conseguenza, rende quasi ogni situazione potenzialmente minacciosa.

Dal pessimismo al cinismo: la sfiducia nella possibilità di cambiare

La conseguenza più diretta di questa visione del mondo è un crescente cinismo. Se il mondo è un luogo spaventoso e immutabile, a cosa serve impegnarsi per cambiarlo? Questa è la domanda che sembra serpeggiare tra i giovani. La sensazione di non poter incidere sui processi sociali, di non avere gli strumenti per orientare il cambiamento, alimenta un senso di impotenza che, a sua volta, rende il mondo ancora più pericoloso ai loro occhi.

È un circolo vizioso: la paura genera pessimismo, il pessimismo alimenta il cinismo e il cinismo porta alla rinuncia, alla sensazione che qualsiasi sforzo sia inutile. Questo non significa che la Generazione Z sia apatica; al contrario, spesso si mobilita per le cause in cui crede. Tuttavia, la fiducia nella possibilità di un cambiamento reale e duraturo sembra essere ai minimi storici.

Conclusione: uno sguardo oltre la paura

Come giornalista e osservatore della società, ritengo che i risultati di questa ricerca non debbano essere letti come una condanna senza appello per una generazione. Al contrario, dovrebbero essere un campanello d'allarme per tutti noi. Non si tratta di etichettare i giovani come "fiocchi di neve" o "troppo sensibili", come ha specificato lo stesso Rubin. Le loro paure sono il riflesso di un mondo che, oggettivamente, presenta sfide enormi e complesse, dalla crisi climatica all'instabilità politica ed economica, amplificate da un ecosistema digitale che non dà tregua.

La vera sfida, per le istituzioni, per il mondo dell'educazione e per la società nel suo complesso, è quella di aiutare questi ragazzi a "calibrare" la loro percezione del rischio. Significa fornire loro gli strumenti per analizzare la realtà in modo critico, per distinguere le minacce reali da quelle percepite e, soprattutto, per recuperare un senso di agency, ovvero la consapevolezza di poter essere protagonisti del cambiamento. Offrire spazi di partecipazione reale, ascoltare le loro preoccupazioni senza minimizzarle e lavorare insieme per costruire un futuro che faccia meno paura. Perché dietro il cinismo e il pessimismo, c'è ancora una generazione che, in fondo, desidera credere in un domani migliore.