Amici appassionati di musica, di storie che lasciano il segno e di personaggi che hanno reso grande la nostra cultura, segnatevi questa data: venerdì 2 gennaio, alle 21.20 su Rai3. Preparate i pop-corn (o magari un bicchiere di quello buono), mettetevi comodi sul divano e lasciatevi trasportare in un mondo fatto di note, parole, risate e una punta di malinconia. Arriva in prima visione televisiva "Enzo Jannacci - Vengo anch'io", il film documentario firmato dal regista Giorgio Verdelli che celebra la vita e l'arte di un gigante: Enzo Jannacci.
Non stiamo parlando di un semplice tributo, ma di un vero e proprio viaggio nell'anima di un artista che definire "cantautore" sarebbe riduttivo. Jannacci è stato un poeta del surreale, un cabarettista prestato alla musica (o viceversa?), un medico con il cuore in gola e la chitarra in mano, un uomo capace di fotografare la realtà , soprattutto quella degli "scarp de' tennis", con una lucidità e un'ironia disarmanti. E questo film, applauditissimo alla Mostra del Cinema di Venezia 2023 e finalista sia ai David di Donatello che ai Nastri d'Argento come Miglior Documentario, riesce a catturarne l'essenza in modo magistrale.
Un narratore d'eccezione: Jannacci racconta Jannacci
La vera magia di "Enzo Jannacci - Vengo anch'io" sta nella sua struttura narrativa. A guidarci in questo percorso non è una voce fuori campo, ma quella dello stesso Enzo. Grazie a un sapiente lavoro di montaggio su uno straordinario materiale di repertorio, spesso inedito, e su un'intervista rilasciata allo stesso Verdelli nel lontano 2005, è proprio Jannacci a raccontarsi in prima persona. Un'idea geniale che ci fa sentire ancora più vicini a lui, come se fossimo seduti al suo fianco su quel vecchio tram che attraversa una Milano senza tempo, simbolo del suo mondo e della sua musica.
Ascolteremo dalla sua viva voce i racconti degli esordi, le avventure e le disavventure sui palchi più scalcinati e nei teatri più prestigiosi, la sua doppia vita di medico e artista. Rivivremo i momenti topici della sua carriera, come il sodalizio quasi fraterno con Giorgio Gaber, la collaborazione con il genio di Dario Fo (chi non ricorda la mitica "Ho visto un re"?) e l'incontro esplosivo con la comicità di Cochi & Renato.
Un coro di amici per un ritratto indimenticabile
Ad arricchire questo autoritratto ci pensano le testimonianze preziose di chi ha condiviso con Jannacci un pezzo di strada, artistica o personale. E che parata di stelle! Il film è un mosaico di aneddoti, ricordi e attestati di stima da parte di colleghi e amici che ne hanno conosciuto il talento e l'umanità . La lista è davvero impressionante e attraversa generazioni e generi musicali e artistici:
- Compagni di viaggio storici: da Diego Abatantuono a Cochi Ponzoni, passando per Massimo Boldi e Nino Frassica.
- Giganti della musica italiana: Vasco Rossi regala una testimonianza emozionante, svelando quanto il suo rock sia debitore a Jannacci. E poi ancora Paolo Conte, che lo ha definito "il più grande cantautore italiano", Roberto Vecchioni, Francesco Guccini e Dori Ghezzi.
- Artisti che ne hanno raccolto l'eredità : da J-Ax a Elio, da Claudio Bisio a Paolo Rossi, fino ai più giovani come Francesco Gabbani e Valerio Lundini, tutti riconoscono in lui un maestro e una fonte d'ispirazione.
Il cuore del racconto: Paolo Jannacci e il pianoforte di papÃ
Tra tutte le voci, una risuona con un'intensità particolare: quella del figlio, Paolo Jannacci. Musicista di grande talento, Paolo ha collaborato attivamente al film, non solo aprendo gli archivi personali di famiglia ma anche sedendosi al pianoforte del padre per regalare momenti di pura commozione. Il suo racconto è il filo più intimo e struggente del documentario, quello che ci svela l'uomo dietro l'artista, il padre dietro il genio. Le sue parole e le sue note sono un ponte emotivo che ci permette di entrare in punta di piedi nel mondo privato di Enzo, scoprendone le fragilità e la profondità d'animo.
Perché non potete perderlo
"Enzo Jannacci - Vengo anch'io" non è solo un film per chi già ama Jannacci. È un'opera necessaria per chiunque voglia capire un pezzo fondamentale della cultura italiana del secondo Novecento. È il ritratto di un artista che ha saputo raccontare gli ultimi, i "pali della luce", i dimenticati delle periferie milanesi e dell'anima, con un linguaggio unico, capace di passare dal sorriso alla lacrima nel giro di una strofa. Un artista che, come dice Paolo Conte, "diceva cose pesanti in modo leggero". Un genio libero, refrattario a ogni etichetta, che ha saputo essere rock'n'roll, jazz, folk e cabaret, tutto insieme, perché lui stesso era un "genere".
Prodotto da Sudovest Produzioni e Indigo Film, con la partecipazione di Ala Bianca Group e Jando Music, questo documentario è un atto d'amore verso un artista che, a più di dieci anni dalla sua scomparsa, continua a sorprenderci e ad affascinarci con la sua cifra unica, stralunata e surreale.
Conclusione
In un panorama televisivo spesso omologato, la scelta di Rai3 di trasmettere in prima serata un'opera di tale spessore culturale è un segnale importante. "Enzo Jannacci - Vengo anch'io" è più di un documentario: è un'esperienza. È l'occasione per riscoprire, o scoprire per la prima volta, la forza di un artista che non ha mai avuto paura di essere fuori dal coro, di usare l'ironia come strumento di denuncia sociale e la poesia per dare voce a chi non ne aveva. È un invito a guardare il mondo con "un mezzo sorriso", pronti a trasformarlo in una risata fragorosa o in un momento di profonda commozione. Personalmente, credo che di figure come Enzo Jannacci oggi ci sia un bisogno disperato: artisti capaci di farci pensare divertendoci, di toccare le corde più profonde dell'anima senza mai prendersi troppo sul serio. Non mancate, perché, come cantava lui, certe occasioni sono uniche. E a chi vi chiede perché passare la serata davanti alla tv, potrete finalmente rispondere: "Vengo anch'io!". No, tu no? Certo che sì.
