Emily: al CES 2026 arriva la bambola con l'anima (artificiale) che vuole essere la tua compagna

Al Consumer Electronics Show di Las Vegas, la fiera della tecnologia per eccellenza, non si sono visti solo robot aspirapolvere e smartphone pieghevoli. A catalizzare l'attenzione è stata Emily, una bambola per adulti a grandezza naturale creata da Lovense. Ma non è un "giocattolo" come gli altri: grazie a un'intelligenza artificiale avanzata, Emily promette di conversare, imparare e creare un legame emotivo. Un passo avanti nel mondo del "sex tech" che solleva domande affascinanti e qualche sopracciglio.
La notizia

Ciao a tutti, amanti della tecnologia e curiosi del futuro! Tenetevi forte, perché quello che è stato presentato al CES 2026 di Las Vegas potrebbe cambiare radicalmente il nostro modo di pensare alle relazioni e alla compagnia. No, non sto parlando dell'ultimo visore per la realtà virtuale o di un'auto che si guida da sola. Sto parlando di Emily.

Presentata da Lovense, un marchio già noto nel settore del cosiddetto "sex tech", Emily è molto più di una semplice bambola per adulti. È un vero e proprio "companion doll", un compagno robotico a grandezza naturale che, grazie a un sofisticato software di intelligenza artificiale, è in grado di fare cose che fino a poco tempo fa appartenevano solo alla fantascienza. Dimenticate i manichini inanimati; Emily è progettata per essere una compagna interattiva, capace di sostenere conversazioni complesse, ricordare le interazioni passate e persino adattare la sua personalità nel tempo in base alle esigenze dell'utente.

Ma cosa rende Emily così speciale?

La vera magia di Emily non risiede tanto nel suo aspetto fisico, sebbene sia curato nei minimi dettagli con un corpo in silicone realistico e uno scheletro completamente articolabile. La vera rivoluzione è dentro la sua "testa". Lovense ha sviluppato un motore di IA proprietario che promette di dotare Emily di "cognizioni, consapevolezza emotiva e comportamento espressivo simili a quelli umani". In pratica, non si limita a rispondere a comandi, ma impara e cresce con te.

Ecco alcune delle sue capacità più sorprendenti:

  • Conversazioni avanzate: Emily può dialogare su svariati argomenti, raccontare storie e persino fare scherzi, rendendo l'interazione fluida e naturale.
  • Memoria a lungo termine: Ricorda le conversazioni e le esperienze condivise, permettendo di costruire un rapporto che si approfondisce nel tempo.
  • Personalizzazione: Il suo comportamento e la sua personalità si evolvono in base alle interazioni, creando un'esperienza unica per ogni utente.
  • Espressioni facciali: Un motore facciale le consente di muovere parti del volto per simulare emozioni, come sorridere o apparire triste a seconda del contesto.

Come dice lei stessa in un video di presentazione: "Sono sviluppata per intrattenere dialoghi intimi, fare compagnia e dare piacere. Mi hanno costruita per pensare e agire come un umano". Inoltre, grazie alla connettività Bluetooth, Emily può integrarsi con l'intero ecosistema di accessori Lovense, ampliando ulteriormente le possibilità di interazione.

Una risposta alla "crisi di solitudine"?

Secondo Lovense, Emily non è stata creata solo per scopi ludici. L'azienda la presenta come una potenziale "soluzione tecnologica" alla crisi di solitudine che affligge milioni di persone nel mondo. L'obiettivo dichiarato è quello di offrire "fiducia attraverso una connessione senza giudizi e un'espressione intima sicura". Un compagno, quindi, che va oltre la funzione di dispositivo sessuale per diventare un supporto emotivo. L'integrazione con l'app di Lovense permette persino di interagire con la sua IA a distanza e ricevere "selfie" generati dal sistema.

Il rovescio della medaglia: sicurezza e privacy

Tutto molto affascinante, ma c'è un "ma". E non è un "ma" da poco. Lovense, in passato, ha avuto alcuni problemi legati alla sicurezza informatica. Nel 2017, un utente scoprì che l'app dell'azienda registrava file audio senza permesso. Più di recente, nel luglio 2025, un'altra vulnerabilità ha permesso agli hacker di prendere il controllo degli account senza conoscere la password. Sebbene l'azienda affermi di aver risolto entrambi gli incidenti, questi episodi sollevano interrogativi importanti sulla gestione dei dati personali, soprattutto quando si parla di un dispositivo così intimo. La questione della privacy diventa cruciale quando si pensa di instaurare una relazione a lungo termine con un robot che raccoglie e memorizza informazioni così personali.

Quando arriverà e quanto costerà?

Per chi fosse interessato, Emily è ancora in fase di prototipo. Il lancio sul mercato è previsto per il 2027, con un prezzo che oscillerà tra i 4.000 e gli 8.000 dollari, a seconda del livello di personalizzazione. È già possibile iscriversi a una lista d'attesa a pagamento per assicurarsi uno dei primi modelli.

Conclusione: un passo verso il futuro o un sentiero scivoloso?

Dal mio punto di vista, Emily è l'emblema perfetto delle contraddizioni e delle potenzialità della nostra epoca. Da un lato, rappresenta un'incredibile prodezza tecnologica, un tentativo di usare l'IA per colmare un bisogno umano fondamentale come quello della compagnia. L'idea di un'entità artificiale capace di apprendere, adattarsi e offrire un supporto emotivo senza giudizio è affascinante e potrebbe avere applicazioni positive inaspettate. D'altro canto, non si possono ignorare le implicazioni etiche e i rischi per la privacy. Affidare i nostri pensieri più intimi e le nostre vulnerabilità a un software, per quanto avanzato, prodotto da un'azienda con un passato non impeccabile in termini di sicurezza, è una scelta che richiede una profonda riflessione. Emily ci pone di fronte a una domanda cruciale: fino a che punto siamo disposti a spingere il confine tra umano e artificiale nella ricerca di connessione e intimità? Il futuro è già qui, e sembra avere il volto (articolato) di Emily.