Droni in Italia: il mercato vale 168 milioni ma rallenta. È l'ora di spiccare il volo (davvero)

Il mercato italiano dei droni professionali ha raggiunto i 168 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 5%. Un dato positivo, ma che nasconde un rallentamento rispetto al passato. L'Osservatorio del Politecnico di Milano ci svela un settore a "doppia velocità": da un lato i successi nel medicale e nell'agricoltura, dall'altro le sfide per far decollare consegne e trasporto passeggeri. Scopriamo insieme cosa bolle in pentola nel cielo italiano.
La notizia

Amici appassionati di tecnologia e innovazione, tenetevi forte! Oggi parliamo di droni, ma non di quelli che usiamo per le riprese delle vacanze. Parliamo del mercato professionale, quello che sta (lentamente) cambiando il modo di lavorare in tanti settori. L'ultimo report dell'Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano ci ha messo sul tavolo un bel po' di dati succulenti: il mercato italiano nel 2025 ha toccato quota 168 milioni di euro. "Wow!", direte voi. E in effetti è un bel traguardo, con una crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Ma, come in ogni storia che si rispetti, c'è un "ma".

Una crescita col freno a mano tirato

Se un +5% può sembrare un buon risultato, gli esperti del Politecnico ci invitano a guardare il quadro generale. Negli anni passati, eravamo abituati a crescite ben più scoppiettanti: +29% nel 2021, +26% nel 2022, +23% nel 2023 e +10% nel 2024. Questo significa che il settore, pur continuando a espandersi, sta vivendo un progressivo rallentamento. È come un aereo che ha preso quota ma ora fatica a trovare la spinta per raggiungere la velocità di crociera. Secondo gli analisti, è il segnale che serve un "cambio di passo" per dare nuovo slancio allo sviluppo.

I due volti del mercato: ispezioni vs. consegne futuristiche

Ma dove volano, concretamente, questi droni? Il mercato italiano ha due anime ben distinte.

  • Il 95% del valore è generato dalle cosiddette "Aerial Operations". Si tratta di attività ormai consolidate, svolte da droni di piccole e medie dimensioni. Pensate alle ispezioni di linee elettriche, al monitoraggio di terreni agricoli, ai rilievi per l'edilizia. Un lavoro prezioso, fondamentale, che costituisce la spina dorsale del settore.
  • Il restante 5%, invece, è appannaggio della "Innovative Air Mobility & Delivery" (IAM&D). Qui entriamo nel campo che più stuzzica la nostra fantasia: la consegna di merci e, un giorno, il trasporto di passeggeri. Questo segmento è ancora una piccola nicchia, ma è in lieve crescita, con un aumento di 1,3 milioni di euro rispetto all'anno precedente.

Questa divisione ci dice una cosa chiara: i droni sono già una realtà operativa e redditizia per compiti specifici, mentre il futuro "alla Blade Runner" con i taxi volanti è ancora in fase di costruzione.

Cosa ne pensiamo noi italiani? Fiducia (quasi) incondizionata!

E noi cittadini come vediamo questi oggetti volanti sopra le nostre teste? La ricerca rivela un dato straordinario: l'accettazione sociale è altissima, soprattutto quando si parla di applicazioni utili per la comunità.

  • Ben il 93% degli italiani considera utile il trasporto di materiale medico-sanitario con i droni (sangue, farmaci, organi). Una percentuale che mostra come l'idea di un "drone salvavita" abbia fatto breccia nel cuore di tutti.
  • L'84% è favorevole al trasporto di merci generiche.
  • Il 73% si dichiara a favore anche del trasporto di persone. Questo è un balzo notevole rispetto al 57% registrato nel 2020, segno che l'idea degli "air taxi" inizia a non sembrare più solo fantascienza.

Un 2025 a "doppia velocità": tra successi e frenate

Paola Olivares, Direttrice dell'Osservatorio, ha definito il 2025 un anno "a doppia velocità". Da un lato, abbiamo assistito a missioni critiche portate a termine con successo da droni "salvavita" e a un'apertura a nuovi servizi nel campo dell'agricoltura di precisione. Dall'altro, abbiamo visto grandi nomi come Amazon ridimensionare i piani di consegna con droni nel nostro Paese e il Giubileo non è diventato quel banco di prova che tutti si aspettavano per gli air taxi.

Questo scenario agrodolce ci porta al vero nodo della questione, come sottolinea la stessa Olivares: "Con una tecnologia ormai matura, la vera sfida è trasformare le moltissime sperimentazioni in servizi commerciali continuativi". In altre parole, è il momento di smettere di giocare e iniziare a fare sul serio, trasformando i progetti pilota in business stabili e diffusi.

Un ecosistema in fermento: più aziende e nuove sfide

Nonostante le sfide, il tessuto imprenditoriale è vivo e vegeto. Nel 2025 si contano 675 imprese attive nel settore, un numero in crescita che, per la prima volta dopo cinque anni, segna un saldo positivo tra nuove aperture e chiusure. Un segnale di vitalità importante. Tuttavia, le aziende devono fare i conti con ostacoli non da poco. La normativa è vista come la barriera principale allo sviluppo da quasi la metà delle imprese. Inoltre, quasi un terzo degli operatori del settore ritiene che l'attuale scenario geopolitico, con il conseguente legame tra droni e applicazioni militari, possa influenzare negativamente l'opinione pubblica e ostacolare lo sviluppo civile.

Conclusione: Pronti al decollo, ma serve un piano di volo

Dal mio punto di vista, il report del Politecnico di Milano ci consegna la fotografia di un settore a un bivio cruciale. La tecnologia c'è, è matura e affidabile. La fiducia dei cittadini, soprattutto per le applicazioni ad alto impatto sociale, è un patrimonio immenso. Il tessuto imprenditoriale è pronto a investire e a crescere. Cosa manca? Manca l'ultimo miglio. Manca quel "cambio di passo" di cui parlano gli esperti, che deve tradursi in un'accelerazione sulle infrastrutture (come i vertiporti), in quadri normativi più chiari e agili che non frenino l'innovazione e in partnership solide tra pubblico e privato. Il 2025 ci ha mostrato luci e ombre, ma soprattutto ci ha indicato la rotta: smettere di pensare ai droni come a un esperimento futuristico e iniziare a integrarli come uno strumento di lavoro quotidiano, capace di generare valore economico e sociale. L'Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista in questa rivoluzione. Ora, però, è il momento di dare gas e decollare per davvero.