Amici lettori, a volte ci sono discorsi che pesano come macigni, di quelli che ti scuotono e ti fanno riflettere. Quello pronunciato da Mario Draghi all'inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico di Milano è senza dubbio uno di questi. L'ex Presidente del Consiglio e della BCE non ha usato mezzi termini, lanciando un allarme che dovrebbe risuonare forte e chiaro in tutti i palazzi del potere europei: sull'Intelligenza Artificiale ci stiamo giocando il futuro. E, a quanto pare, rischiamo di perderlo.
"Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala, l'Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze". Una frase secca, diretta, che non lascia spazio a interpretazioni. Draghi ha dipinto uno scenario preoccupante, quello di un continente che, dopo essere stato la culla di rivoluzioni industriali e progresso per secoli, oggi si trova a inseguire, impantanato in un eccesso di cautela che sta diventando un freno mortale per l'innovazione.
Un divario che diventa un abisso
I numeri, del resto, parlano chiaro e sono stati snocciolati da Draghi senza pietà . Mentre gli Stati Uniti e la Cina corrono, producendo decine di modelli fondamentali di IA e investendo centinaia di miliardi, l'Europa arranca. "Lo scorso anno, gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali di IA, la Cina 15 e l'Unione europea soltanto tre", ha ricordato l'ex premier. Un dato che fa impressione e che mostra come il ritardo non sia più solo una questione di "gap", ma stia diventando un vero e proprio abisso difficile da colmare.
Il problema, secondo Draghi, non è la mancanza di talento o di ricerca di qualità . Le università europee sono eccellenti e producono brevetti al pari di quelle americane. Il vero "inceppo" avviene dopo, nella capacità di trasformare queste idee geniali in prodotti, servizi e imprese di successo. Un processo che in Europa è ostacolato da un mercato frammentato e da un approccio normativo che, spesso, si è rivelato un boomerang.
Troppa cautela: il "principio di precauzione" che ci frena
Draghi ha puntato il dito contro quella che ha definito una "cultura della precauzione" che in Europa ha preso il sopravvento. Invece di bilanciare i potenziali rischi con gli enormi benefici delle nuove tecnologie, ci siamo concentrati quasi esclusivamente sui primi, creando leggi e regolamenti così rigidi da essere difficili da modificare e da adattare alla velocità con cui la tecnologia evolve. "Abbiamo trattato valutazioni iniziali e provvisorie come se fossero dottrina consolidata, inserendole in leggi estremamente difficili da modificare", ha sottolineato.
Il risultato? Un paradosso. L'Europa, che dovrebbe essere un faro di progresso, "ha progressivamente eretto barriere all'innovazione e alla sua adozione". E questo non è un problema nuovo. Già con la prima ondata della rivoluzione digitale, la crescita della produttività europea è stata la metà di quella statunitense, proprio a causa del ritardo nel settore tecnologico. Con l'IA, che si diffonde a una velocità mai vista prima, il rischio è che questo schema si ripeta, ma con conseguenze ancora più gravi.
Non solo economia: l'IA per ridurre le disuguaglianze
Ma attenzione, l'appello di Draghi non è solo un discorso per economisti e nerd della tecnologia. L'ex premier ha voluto sottolineare un aspetto spesso trascurato: l'Intelligenza Artificiale non è solo un motore per la produttività , ma può essere anche un potentissimo strumento per migliorare la vita di tutti i giorni e ridurre le disuguaglianze.
Ha portato esempi concreti:
- Sanità : Negli Stati Uniti, strumenti basati sull'IA hanno già permesso di ridurre i tempi di attesa nei pronto soccorso di oltre il 50%.
- Istruzione: Sistemi di tutoraggio personalizzato possono aiutare gli studenti a migliorare significativamente il loro rendimento.
Insomma, le nuove tecnologie "non salveranno le società da tutti i loro guasti, ma possono sicuramente migliorare lo stato di salute". Quanto e come, dipenderà dalle scelte politiche che ne guideranno la diffusione.
Un appello ai giovani: "Non rinunciate a costruire qui"
Infine, in un passaggio carico di emozione, Draghi si è rivolto direttamente agli studenti del Politecnico, il futuro del nostro Paese e dell'Europa. Li ha esortati a non scegliere la strada più prevedibile, ma a diventare "produttori di idee", a non temere l'incertezza e a considerare l'imprenditorialità come una strada concreta.
"La tecnologia è globale e il talento va dove ha le migliori opportunità , ma non rinunciate a costruire qui", è stato il suo accorato appello. Un invito a pretendere le stesse condizioni che permettono ai loro coetanei, in altre parti del mondo, di avere successo. Perché, ha concluso, "i vostri successi cambieranno la politica più di qualunque discorso o rapporto, costringeranno regole e istituzioni a cambiare".
Conclusione: un bivio da non sbagliare
Le parole di Mario Draghi sono più di un semplice monito. Sono lo specchio di una realtà che non possiamo più ignorare. L'Europa si trova a un bivio cruciale. Da una parte c'è la strada della cautela eccessiva, della burocrazia che soffoca l'innovazione, una strada che porta dritta alla stagnazione e all'irrilevanza economica e politica. Dall'altra, c'è il sentiero del coraggio, dell'investimento massiccio in tecnologia e talento, della creazione di un ecosistema favorevole alla crescita. Un sentiero che può portare a una nuova stagione di prosperità , a una crescita economica che, secondo le stime citate da Draghi, potrebbe essere la più significativa degli ultimi decenni. La scelta spetta a noi, alla nostra classe politica, ma anche a ognuno di noi nel nostro piccolo. Il futuro non aspetta, e il treno dell'Intelligenza Artificiale sta passando adesso. Perderlo sarebbe un errore imperdonabile.
