Amici del fashion e non, tenetevi forte perché l'apertura della Milano Fashion Week è stata a dir poco esplosiva, e il merito è tutto di Diesel. Il brand, sotto la guida creativa del geniale Glenn Martens e con la visione del suo fondatore Renzo Rosso, ha letteralmente messo in scena un pezzo della sua storia, trasformando la sfilata in un'esperienza immersiva e indimenticabile. Immaginate di entrare non in una semplice location, ma in un vero e proprio "museo pop", un "caveau" della memoria del brand. Parliamo di una scenografia pazzesca, composta da circa 50.000 oggetti provenienti direttamente dagli archivi di Diesel: busti di marmo, palloncini sgonfi, macchine per i pop corn, vecchi mappamondo e sì, avete letto bene, anche preservativi sparpagliati a terra. Un caos calmo e colorato che racconta quasi cinquant'anni di creatività, provocazione e spirito ribelle, dal 1978 a oggi.
Renzo Rosso, il patron del gruppo OTB, ha sottolineato come questa montagna di memorabilia rappresenti l'anima dell'azienda: "i mobili, i giocattoli dei miei figli, tutto ciò che ha fatto parte delle aziende, montate e smontate, dei negozi". Un tuffo nel passato che non è solo nostalgia, ma una fonte inesauribile di ispirazione. Pensate che l'archivio delle collezioni conta ben 120.000 capi. "I miei designer ci passano molto tempo," ha raccontato Rosso, "perché lì trovano ancora uno stile, qualcosa di davvero unico e speciale da portare avanti, ovviamente con la modernità dei tempi di oggi".
La collezione: il fascino del "giorno dopo"
E veniamo al cuore pulsante dello show: la collezione Autunno/Inverno. Se la scenografia era un party, i vestiti ne erano la logica e affascinante conseguenza. Glenn Martens ha immaginato un risveglio post-festa, quel momento in cui ti ritrovi in un posto sconosciuto, non ricordi molto della notte precedente, ma ti senti "la persona più splendida del mondo". Una sensazione che si traduce in abiti che sembrano vissuti, quasi gettati addosso con studiata noncuranza.
Il concetto chiave è una deliberata e affascinante imperfezione. I capi sembrano raccolti dal pavimento dopo una notte folle, ma con uno stile inconfondibile. Ecco alcuni degli elementi che ci hanno fatto battere il cuore:
- Denim "cotto": Il tessuto icona di Diesel viene trattato con resine speciali per creare pieghe permanenti, come se i jeans fossero stati indossati e vissuti per giorni. Un effetto "stropicciato" che è pura poesia urbana.
- Jersey a doppio strato: I top sembrano arricciati e drappeggiati sul corpo in un gesto istintivo, creando silhouette fluide e sensuali.
- Sperimentazione materica: La lana si trasforma in una sorta di pelliccia, il tulle diventa la base per stampe evanescenti e ricami floreali jacquard, mentre la tela di cotone assume un inedito aspetto "peel-off", come se si stesse scrostando per rivelare qualcosa di nuovo.
- Trompe-l'oeil e sartoria riciclata: Jumpsuit che ingannano l'occhio sembrando T-shirt e gonne, e capi sartoriali infeltriti che nascono da scarti di produzione, a testimonianza di un'attenzione sempre maggiore verso la sostenibilità.
- Accessori smart: I pantaboots con suole piatte sono pensati per essere indossati in un lampo, perfetti per una fuga veloce da una stanza d'albergo sconosciuta.
Un DNA che guarda al futuro
Questa sfilata non è stata solo una celebrazione del passato, ma una dichiarazione d'intenti per il futuro. Come ha spiegato Renzo Rosso, "Diesel è vintage: ci piacciono le cose trattate, fanno sembrare i capi più vissuti e rendono tutto veramente unico". È proprio questo mix tra il DNA "retro" del brand e le più avanzate tecnologie di ricerca sui materiali e sui trattamenti a rendere ogni collezione un evento. Un approccio che ha permesso a Diesel di diventare un punto di riferimento non solo per gli amanti del denim, ma per chiunque cerchi una moda che sia espressione di libertà e individualità.
Lo show, aperto a 1000 persone, ha confermato la vocazione democratica del brand, ulteriormente sottolineata da iniziative passate come le dirette streaming che mostravano il dietro le quinte della sfilata, dal casting allo styling. Un modo per coinvolgere la community e renderla partecipe di quel mondo vibrante e creativo che è Diesel.
Mentre il brand si avvicina al traguardo del mezzo secolo, l'entusiasmo è palpabile. Renzo Rosso, che ha da poco festeggiato i suoi 70 anni, guarda a questo anniversario con grande aspettativa. La sfilata è stata un assaggio di quello che ci aspetta: una grande festa che celebra non solo un marchio, ma il "primo embrione" di un gruppo, OTB, che ha fatto della creatività e dell'innovazione la sua bandiera.
Conclusione: Oltre la moda, un'attitudine
Personalmente, trovo che la forza di Diesel, e in particolare di questa ultima sfilata, sia la capacità di raccontare una storia in cui è facile immedesimarsi. Chi non si è mai svegliato dopo una serata epica con i vestiti del giorno prima, sentendosi un po' stropicciato ma invincibile? Glenn Martens riesce a trasformare questa sensazione in alta moda, elevando l'imperfezione a canone di bellezza. Non si tratta solo di vendere vestiti, ma di promuovere un'attitudine: quella di vivere la vita al massimo, senza paura di mostrare le proprie "pieghe", anzi, facendone un punto di forza. In un mondo della moda che spesso si prende troppo sul serio, la ventata di irriverente, caotica e autentica energia di Diesel è più che benvenuta. È necessaria.
