David Bowie, 10 anni dopo: l'eredità di una stella che non smette di brillare

  • person Enric
  • schedule 6 Gennaio 2026
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A dieci anni dalla sua scomparsa, l'influenza di David Bowie sulla musica, l'arte e la società è più viva che mai. Tra mostre permanenti a Londra, nuovi libri e documentari, esploriamo come il Duca Bianco abbia trasformato la sua stessa fine in un'ultima, straordinaria opera d'arte, lasciando un'eredità che continua a ispirare e a farci guardare al futuro.
La notizia

"Il domani appartiene a chi lo sente arrivare". Poche frasi riescono a catturare l'essenza di un artista come questo slogan, nato per promuovere "Heroes" nel 1977, riesce a fare con David Bowie. E oggi, a dieci anni esatti dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 2016, quella frase risuona con una potenza ancora maggiore. Bowie non era solo un musicista; era un sismografo dell'anima del mondo, un'antenna capace di captare le vibrazioni del futuro e trasformarle in arte. La sua eredità, a un decennio di distanza, non è un semplice ricordo, ma una presenza vibrante e costante che continua a plasmare la nostra cultura.

Un'icona che non conosce il tempo

Nato a Londra l'8 gennaio 1947 come David Robert Jones, Bowie ha attraversato cinque decenni di storia della musica lasciando un'impronta indelebile. Dagli esordi nelle piccole band dei primi anni Sessanta fino al successo planetario, la sua carriera è stata un'incredibile odissea di trasformazioni. Chi può dimenticare il ragazzo con gli occhi di colore diverso (risultato di una scazzottata giovanile che gli causò una midriasi permanente a una pupilla) che cantava di un astronauta perso nello spazio? Space Oddity, usata dalla BBC come colonna sonora per l'allunaggio del 1969, fu solo l'inizio.

Poi arrivò il fulmine, quello che squarciò il velo della normalità. Con Ziggy Stardust, il suo alter ego alieno e androgino, Bowie non si limitò a creare un personaggio, ma diede vita a un manifesto del glam rock, un inno alla fluidità di genere e all'accettazione di sé che all'epoca era pura avanguardia. L'immagine iconica del fulmine sul volto, consacrata dalla copertina di Aladdin Sane, è ancora oggi un simbolo potentissimo, copiato e omaggiato in tutto il mondo.

Ma Bowie era un maestro della metamorfosi. Abbandonata la tuta spaziale di Ziggy, si trasformò nel Duca Bianco: un aristocratico elegante e misterioso che, in una Berlino ancora divisa dal Muro, sperimentava con sintetizzatori e suoni elettronici, catturando l'inquietudine e le tensioni di un'epoca. Gli anni '80 lo videro conquistare gli stadi di tutto il mondo con hit come Let's Dance e la sua indimenticabile partecipazione al Live Aid. Gli anni '90, invece, furono segnati da una nuova fase di sperimentazione, tra l'hard rock dei Tin Machine e l'elettronica.

Un visionario oltre la musica

L'incredibile capacità di Bowie di anticipare i tempi non si limitava alla musica. Fu uno dei primi artisti a comprendere le potenzialità di Internet, intuendo come avrebbe rivoluzionato l'industria discografica e il rapporto con i fan. Non solo, lanciò i "Bowie Bonds", un'innovazione finanziaria che gli permise di acquistare i diritti delle sue stesse canzoni, dimostrando un acume imprenditoriale fuori dal comune.

Dopo un problema cardiaco che lo colpì durante un tour nei primi anni Duemila, Bowie si ritirò quasi completamente dalle scene, dedicandosi alla sua famiglia, la moglie Iman e la figlia Lexi. Un lungo silenzio, interrotto solo dalla sorpresa di "The Next Day" nel 2013 e poi, inaspettatamente, dal suo testamento artistico.

Blackstar: l'ultimo regalo, un'opera d'arte sulla morte

L'8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno, il mondo accolse Blackstar. Nessuno, al di fuori della sua cerchia più ristretta, sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo album. Due giorni dopo, la notizia della sua morte sconvolse il mondo. Riascoltato con la consapevolezza della sua malattia, affrontata in silenzio per mesi, l'album si rivelò in tutta la sua potente e struggente genialità. Nei video di "Blackstar" e "Lazarus", Bowie si mostrava sofferente, steso in un letto d'ospedale o con gli occhi bendati, un profeta cieco che annunciava la propria fine.

"La sua morte non è diversa dalla sua vita, un'opera d'arte. Blackstar è il suo regalo d'addio", spiegò lo storico amico e produttore Tony Visconti. E un regalo d'addio fu anche Lazarus, il musical andato in scena a New York, ideale seguito del film "L'uomo che cadde sulla Terra", suo esordio cinematografico del 1976. Bowie lavorò al progetto fino all'ultimo e la sua ultima apparizione pubblica fu proprio alla prima dello spettacolo, il 7 dicembre 2015.

Un'eredità che continua a crescere

A dieci anni dalla sua scomparsa, l'universo di Bowie è in continua espansione. A testimonianza di quanto la sua eredità sia viva, sono numerose le iniziative che lo celebrano:

  • Il David Bowie Center a Londra: Il Victoria and Albert Museum ha inaugurato un archivio permanente, il "David Bowie Center for the Performing Arts", che ospita oltre 90.000 oggetti appartenuti all'artista. Si tratta di un tesoro inestimabile che include costumi di scena, strumenti, testi scritti a mano, fotografie e appunti personali, offrendo uno sguardo senza precedenti sul suo processo creativo. L'apertura è avvenuta il 13 settembre 2025.
  • Il libro di Paul Morley: È uscito il 9 gennaio il libro "David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo" di Paul Morley, uno dei più autorevoli biografi del rock. Un viaggio tematico che esplora l'artista come forza culturale, analizzandone l'impatto e la continua rilevanza.
  • Il documentario della BBC: È in arrivo anche un nuovo documentario della BBC, intitolato "The Final Act", che si concentra sull'ultimo, incredibile periodo creativo di Bowie, raccontando la lucidità con cui ha trasformato la sua fine in un ultimo, potente atto artistico.
  • Eventi in Italia: Anche in Italia l'amore per il Duca Bianco non si spegne. A Parma, la mostra "David Bowie - Hello Starman!" celebra le sue metamorfosi artistiche, mentre a Lucca lo Sky Stone & Songs gli dedica tre giorni di eventi. Inoltre, il musical "Lazarus" tornerà in scena in diverse città italiane nel corso del 2025.

Conclusione: Una stella che brilla ancora

Riguardare oggi la carriera di David Bowie significa comprendere quanto sia stato un artista totale, capace di rompere ogni schema e di dialogare con il futuro. La sua musica, i suoi personaggi, il suo stile e il suo pensiero hanno abbattuto barriere, sfidato le convenzioni e aperto nuove strade non solo nell'arte, ma anche nella percezione stessa dell'identità. A dieci anni dalla sua partenza, Bowie non è un ricordo da celebrare con nostalgia, ma una guida per interpretare il presente e immaginare il futuro. La sua "stella nera", simbolo del suo ultimo capolavoro, non ha smesso di brillare. Anzi, colpita dalla luce del tempo, continua a rivelare una miriade di nuove stelle, messaggi e ispirazioni. Perché, come ci ha insegnato lui, il domani appartiene davvero a chi ha il coraggio di sentirlo arrivare.