Amici lettori, tenetevi forte perché i dati che stiamo per analizzare sono a dir poco esplosivi! L'Italia delle imprese ha ingranato la quinta nella corsa verso il futuro, e il motore di questa accelerazione ha un nome ben preciso: Intelligenza Artificiale. Stando ai dati freschi di stampa del report Istat “Imprese e Ict” 2025, l'ultimo anno ha visto un raddoppio nell'utilizzo di soluzioni AI. Parliamo di un balzo incredibile che porta la quota di aziende con almeno 10 addetti che usano l'IA al 16,4%, rispetto all'8,2% del 2024 e ad appena il 5% del 2023. Un vero e proprio boom che ci racconta di un Paese che si sta svegliando e vuole recuperare il tempo perduto.
I "giganti" corrono più veloci: un'Italia a due velocità
Se guardiamo dentro a questo dato generale, però, la fotografia si fa più complessa e ci mostra un'Italia che viaggia a due, se non più, velocità. A mettere il turbo sono soprattutto le grandi imprese. Pensate che ben il 53,1% di loro ha già integrato l'intelligenza artificiale nei propri processi, una cifra quasi fantascientifica se pensiamo che solo un anno prima erano al 32,5%. Questo significa che più di una grande azienda su due sta già sfruttando le immense potenzialità di questa tecnologia.
E le Piccole e Medie Imprese (PMI), cuore pulsante della nostra economia? Anche loro non stanno a guardare e, anzi, raddoppiano la loro quota, passando dal 7,7% al 15,7%. Una crescita notevole, non c'è che dire. Tuttavia, il divario con i colossi industriali, invece di ridursi, si allarga a dismisura. Se nel 2024 la distanza era di circa 25 punti percentuali, oggi è salita a quasi 38 punti. Un gap che rischia di diventare un vero e proprio baratro competitivo se non si interviene con politiche mirate.
Anche la geografia di questa rivoluzione non è omogenea. Il Nord-ovest si conferma la locomotiva d'Italia, con una crescita dell'adozione di IA che schizza dall'8,9% del 2024 al 19,3% del 2025. Un segnale chiaro di dove si stiano concentrando gli investimenti e le competenze più avanzate.
I settori più "intelligenti" e gli ostacoli da superare
Non sorprende scoprire quali siano i settori più all'avanguardia. In testa troviamo le imprese legate al mondo digitale e dell'informazione:
- Informatica e servizi d'informazione: qui l'IA è di casa per il 53% delle aziende (erano il 36,7% nel 2024).
- Produzione cinematografica, video e musicale: un incredibile 49,5% utilizza queste tecnologie.
- Telecomunicazioni: si attestano su un solido 37,3%.
Ma se da un lato c'è chi corre, dall'altro c'è ancora una larghissima parte del nostro tessuto produttivo che resta al palo. L'83,6% delle imprese, infatti, non adotta ancora nessuna tecnologia di intelligenza artificiale. Perché questa resistenza? I dati Istat sono impietosi e puntano il dito contro due grandi freni:
- Mancanza di competenze: quasi il 60% delle aziende che hanno valutato l'IA ma non hanno poi investito, lo ha fatto per l'assenza di personale qualificato. Un problema enorme che chiama in causa tutto il nostro sistema formativo.
- Incertezza normativa: il 47,3% delle imprese è spaventato dalla mancanza di chiarezza sulle conseguenze legali legate all'uso dell'IA. Un dato che conferma come l'innovazione tecnologica, senza un quadro di regole certo, rischi di bloccarsi.
A questi si aggiungono altri ostacoli come la scarsa qualità dei dati a disposizione (45,2%), le preoccupazioni per la privacy (43,2%) e i costi ritenuti ancora troppo elevati (43%).
Non solo AI: come procede la digitalizzazione generale?
L'intelligenza artificiale è solo la punta dell'iceberg di una trasformazione digitale più ampia. Il report Istat ci dice che anche su altri fronti le cose si muovono. Cresce l'uso di software gestionali come ERP e CRM, che nel 2025 raggiungono il 56% delle imprese. Ancora più diffuso è il cloud computing, con il 68,1% delle aziende che acquista servizi di livello intermedio o avanzato. Anche l'analisi dei dati sta diventando una pratica sempre più comune, con un balzo dal 26,6% al 42,7% delle imprese negli ultimi due anni.
C'è un dato, però, che stona in questo quadro di crescita: l'e-commerce. Le vendite online mostrano segni di stagnazione. Nel 2025, il 20,1% delle imprese con almeno 10 addetti ha venduto online, un dato in leggero calo rispetto al 20,4% del 2024. Anche il fatturato generato dalle vendite web scende, passando dal 17,7% del 2023 al 15,7% attuale. Un campanello d'allarme che indica come, nonostante i progressi, le nostre imprese facciano ancora fatica a sfruttare a pieno il potenziale del mercato digitale globale.
Conclusione: una sfida da vincere tutti insieme
Cosa ci portiamo a casa da questa scorpacciata di dati? Sicuramente un grande ottimismo. L'accelerazione sull'intelligenza artificiale dimostra che le imprese italiane hanno capito l'importanza di non perdere il treno dell'innovazione. La velocità con cui le grandi aziende stanno adottando queste tecnologie è impressionante e può avere un effetto traino su tutta la filiera. D'altra parte, non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle criticità. Il divario crescente tra grandi e piccoli, il macigno della mancanza di competenze e le nebbie normative sono ostacoli reali che rischiano di frenare questa corsa. La sfida, ora, è di sistema: serve un grande sforzo congiunto tra imprese, governo e mondo della formazione per creare un ecosistema in cui l'innovazione sia davvero accessibile a tutti. Solo così potremo trasformare il potenziale dell'intelligenza artificiale in un reale e diffuso vantaggio competitivo per l'intero "Sistema Italia". La strada è tracciata, ora bisogna percorrerla insieme, senza lasciare indietro nessuno.
