Amici appassionati di tecnologia, innovazione e futuro, tenetevi forte! Se domenica 19 aprile eravate a Torino, vi sarete sicuramente accorti di un'energia particolare nell'aria. No, non era solo la primavera che sbocciava, ma l'onda travolgente della Biennale Tecnologia, che ha chiuso la sua V edizione con un bilancio a dir poco stellare: oltre 60.000 presenze hanno letteralmente invaso la città ! Un successo clamoroso per la manifestazione culturale organizzata da un Politecnico di Torino in stato di grazia, recentemente riconosciuto da Anvur come il primo ateneo in Italia per Terza Missione e impatto sociale. E si è visto tutto, ve lo assicuro!
Per cinque intense giornate, dal 15 al 19 aprile, Torino non è stata solo la splendida città che tutti conosciamo, ma si è trasformata in un gigantesco laboratorio a cielo aperto, un luogo di incontro e confronto dove menti brillanti e un pubblico curiosissimo si sono interrogati su una domanda fondamentale: come può la tecnologia essere al servizio di tutti noi? Il tema di quest'anno, "Soluzioni", non poteva essere più azzeccato. Si è parlato di tutto: intelligenza artificiale, sostenibilità , salute, spazio, arte e tanto altro, con un approccio che ha unito sapientemente il mondo scientifico e quello umanistico.
Una Biennale "diffusa" che ha conquistato la cittÃ
La vera magia di questa edizione è stata la sua capacità di uscire dalle aule accademiche. Se il Politecnico è rimasto il cuore pulsante dell'evento, per la prima volta la Biennale ha abbracciato l'intera città , contagiando con il suo entusiasmo oltre 20 sedi diverse. Dal Circolo dei lettori alle OGR, dal Teatro Carignano al Museo del Risorgimento, è stato un fiorire di incontri, mostre e spettacoli che hanno permesso a cittadini e turisti di respirare il futuro a ogni angolo di strada. Questa scelta si è rivelata vincente, creando un circuito virtuoso che ha spinto le persone a muoversi e a scoprire format e luoghi sempre nuovi.
E che parterre de roi! Oltre 300 relatori da tutto il mondo hanno animato i 120 incontri in programma. Un dialogo globale che ha visto una partecipazione incredibile, con più di 14.000 persone che hanno affollato le sale, registrando spessissimo il tutto esaurito. Un segnale forte che dimostra quanto sia alta l'attenzione e la voglia di capire le trasformazioni che stiamo vivendo.
Un team di curatori per un programma sfaccettato
Dietro a un programma così ricco e variegato c'è stato un grande lavoro di squadra. A fianco del curatore scientifico Guido Saracco, che ha coordinato magistralmente il tutto con un focus particolare sull'impatto dell'IA, hanno lavorato dei co-curatori d'eccezione:
- Simone Arcagni, che ha esplorato l'affascinante rapporto tra cultura e tecnologia.
- Il collettivo Frame - Divagazioni scientifiche, che ci ha portato in un viaggio tra temi trasversali come lo spazio e la salute.
- Federico Bomba di Sineglossa, curatore di due mostre di grande impatto, "Framing Problems" e "Dati Sensibili".
Non solo parole: spettacoli, mostre e un'attenzione speciale per i più giovani
Biennale Tecnologia non è stata solo conferenze. L'arte e lo spettacolo hanno avuto un ruolo da protagonisti, con eventi che hanno registrato il sold-out e fatto emozionare oltre 4.000 spettatori. Chi c'era potrà raccontare la magia di Marco Paolini alle OGR, l'intensità di Stefano Accorsi al Teatro Carignano, o le sonorità avveniristiche di Tecnomusik al Conservatorio. E che dire delle mostre? Un vero e proprio boom, con più di 15.000 visitatori che si sono immersi in percorsi espositivi affascinanti.
Un plauso speciale va all'impegno per le nuove generazioni. Nell'ambito del progetto "Torino Futura", ben 2.600 tra bambini e ragazzi hanno partecipato con entusiasmo a laboratori e attività didattiche pensate apposta per loro, come quelle di Politecnico Aperto. Perché il futuro, in fondo, si costruisce a partire da loro.
Conclusione: un successo che guarda lontano
Tirando le somme, questa V edizione di Biennale Tecnologia è stata molto più di un evento. È stata la dimostrazione plastica di come un'università possa e debba essere un motore culturale per il suo territorio, aprendosi alla società e promuovendo un dialogo accessibile e inclusivo sui temi che ci toccano tutti da vicino. Il successo di pubblico non è solo un numero, ma il sintomo di un bisogno collettivo di comprendere, di non essere spettatori passivi del cambiamento ma protagonisti consapevoli. Il Politecnico di Torino ha colto nel segno, regalandoci una manifestazione che non solo ha celebrato il suo primato nell'impatto sociale, ma ha anche gettato semi importanti per il futuro. Con un'organizzazione impeccabile e una visione così chiara, l'attesa per l'edizione del 2028 è già altissima. Torino, ancora una volta, si conferma capitale dell'innovazione e della cultura. E noi non potremmo esserne più felici!
